Una guerra senza prigionieri: DRM e GPLv3

Alcune delle critiche più feroci alla Free Software Foundation (FSF)
riguardano la chiara presa di posizione contro le tecnologie note come
DRM, Digital Restrictions Management (o anche CRAP).
I sistemi DRM sono una forma di controllo dei contenuti, pensata
dall’industria dell’intrattenimento e applicata dai produttori
high-tech, per limitare i diritti degli utenti nella fruizione privata
di media quali film e musica digitali su una vasta gamma di apparecchi
digitali (TV, PC, videoregistratori). Pubblicando la bozza della
licenza GNU GPLv3, di fatto la FSF ha dichiarato guerra totale a questi
sistemi, che fanno il paio con l’hardware modificato chiamato Treacherous Computing (o Trusted Computing, TC). Una guerra totale che non ammette né sconfitte né prigionieri.

Quello che nessuno è stato finora in grado di spiegare è se esistano e
quali siano gli impieghi utili’ per i sistemi di DRM. Vorrei tanto
leggere la descrizione di un caso d’uso, un diagramma di flusso,
qualsiasi cosa che racconti come e perché i DRM e il TC siano utili. Io
non sono riuscito a trovare alcuna motivo soddisfacente.

Linus Torvalds in un’intervista a Forbes dà  un suo esempio di uso lecito dei DRM, quando afferma:

La tecnologia è la stessa che consente la cifratura del 
tuo “caro diario”, quando confessi al diario le tue paure
segrete e i cattivi pensieri che non commetteresti mai,
però non vuoi che altri vengano a sapere di tali pensieri
in nessuno modo. A quel punto non si tratta più di DRM,
ma di privacy.

E aggiunge, Tecnicamente è la stessa cosa’.

No, non è la stessa cosa. L’esempio non calza perché il “caro diario” è
controllato direttamente da chi lo scrive. È l’autore del diario a
decidere chi può leggerlo e chi no. E lo fa in completa autonomia,
senza intermediari. Questo tipo di privacy peraltro è già  possibile,
come è possibile scambiarsi messaggi di posta elettronica cifrati che
sono leggibili solo all’autore e al destinatario.

I sistemi
DRM finora proposti invece non lasciano la decisione all’utente.
Prendiamo ad esempio i videoregistratori digitali. Ce ne sono tanti sul
mercato, già  pronti e funzionanti da attaccare al cavo dell’antenna sul
tetto o alle nuove TV digitali.

I nuovi segnali digitali
inviano un codice all’inizio della pubblicità  e il software sui nostri
videoregistratori risponda al segnale bloccando la funzione di
avanzamento veloce’. Ed ecco il problema: il mio registratore non è
più mio, ma qualcun altro lo controlla per me e decide che la
pubblicità  per me è cosa buona. Altri videoregistratori, collegati a
Internet, spiano i loro utenti, cosa guardano, a che ora, in modo
capillare. Altri ancora fanno sentire in colpa, tramite schermate
studiate per incutere timore, i papà  ogni volta che trasferiscono su
DVD i cartoni animati preferiti dai figli. Non sia mai che i bambini
guardino il film fuori dalla programmazione stabilita dagli imperatori
della televisione. Grazie ai sistemi DRM, la tradizione consolidata
della piena disponibilità  dei media da parte dell’utente sta per fare
luogo a un regime di pieno controllo digitale nelle mani dell’industria
dell’intrattenimento.

Ma cosa c’entra la GPL e il progetto
GNU? C’entra perché una consistente percentuale dei videoregistratori
digitali in commercio usa il software del progetto GNU, o software
distribuito con la licenza GNU GPL. Questo vuol dire che i produttori
di hardware ricevono del software che abbiamo appositamente sviluppato
e distribuito con l’intento di non impedirne mai uso, modifica e copia.
Tali produttori lo modificano con l’intento di arrivare sul mercato con
software di qualità  e in tempi rapidi. Tutto bene per noi, visto che
con il software libero non si vuole impedire il profitto. Tutto male
quando invece, tramite i DRM, i produttori dell’hardware tolgono il
diritto di modifica e uso del software agli utenti finali. Perchè se
costoro provano a modificare il software che attiva il
videoregistratore, ne consegue il blocco immediato.

Eccoci
allora di fronte ad un evidente squilibrio: la FSF e il progetto GNU
distribuiscono il software a patto che chi lo usi conservi a sua volta,
sempre e comunque, il diritto di uso e modifica. Ma molti produttori di
apparecchi elettronici di consumo fanno propri questi vantaggi, senza
tuttavia restituire agli utenti i medesimi privilegi che la licenza GNU
GPL ha concesso loro.

È tutto qui il problema: da un lato le aziende approfittano del
software libero per un breve time-to-market, dall’altro però non
vogliono rispettare le regole che la FSF impone tramite la GNU GPL.

Questo è il cuore del dibattito che si terrà  a Torino
con la presenza dell’autore della GPLv3, Richard Stallman. La battaglia
a difesa degli utenti contro le eccessive limitazioni dei loro diritti
imposte da Hollywood e da Silicon Valley è solo agli inizi.

P.S.: C’è chi ritiene che i videoregistratori digitali fatti in casa
funzionino meglio, ed è vero. Occorre tuttavia sapere che anche questi
apparecchi già  non funzionano più con le trasmissioni ad alta
definizione attivate in USA: grazie alla combinazione di sistemi DRM e
tecnologie TC il flusso di trasmissione digitale può essere
decodificato solo tramite un apparecchio pre-approvato. Da chi? Ma dai
controllori, ovvero i produttori di film e cartoni animati, i quali non
si fidano dei loro clienti, pensando che la libertà  sia qualcosa di
pericoloso.