May 31 2006
Sidewalks: Paying by the Stroll
La neutralità della rete spiegata tramite l’analogia del marciapiede. Ottima lettura, ci ricaverò informazioni molto utili
May 31 2006
La neutralità della rete spiegata tramite l’analogia del marciapiede. Ottima lettura, ci ricaverò informazioni molto utili
May 30 2006
Troppa gente pensa che Free/Libre software sia la soluzione a tanti problemi, incluso il problema del nanismo delle software house nostrane. Credo che inquadrare il problema in questi termini sia sbagliato e non può che portare a conclusioni imprecise.
Ne ho discusso tempo fa su questo blog con Simon Phipps.
Simon ricerca la definizione di FSB intorno allo sviluppo di software, concentrandosi sull’aspetto di comunità:
[FSB] è un’azienda il cui modello di business dipende fortemente sul software ‘open source’ ed è anche positivamente coinvolta nel circolo virtuoso della comunità da cui il software è derivato.
Usando questa definizione è facilissimo escludere Amazon, meno banale è classificare Google. Google contribuisce allo sviluppo del kernel Linux e di grosse parti del progetto GNU, di python. In più finanzia la Google Summer of Code e tanti altri progetti e librerie come AJAX. Ma è sufficiente per dire che Google è una FSB?
Essendo una media company il suo modello di business non dipende tanto dalla licenza del software che usa internamente ma dalla quantità di persone che usa i suoi servizi. Eppure è difficile immaginare Google senza i suoi cluster GNU/Linux. Il dubbio resta.
La mia definizione invece si basa sul fatto che il Software Libero è un principio etico incorporato da alcune licenze: chiunque riceve un programma deve ricevere il diritto di usarlo, studiarlo, modificarlo e distribuirlo. Il SL non è un modo per sviluppare software tramite una comunità, anche se spesso si formano attorno ad alcuni programmi di successo comunità di utenti e sviluppatori. Secondo me è più corretto dire che FSB:
è un’azienda che accetta quotidianamente la sua responsabilità sociale di raggiungere la libertà nell’era digitale rispettando gli ideali contenuti nel Manifesto GNU.
Google rientra in questa definizione? No, basta fare il confronto: Piazza Tiananmen secondo Google Cina e la stessa ricerca secondo Google Italia. Anche Amazon resta esclusa. Però faccio subito notare che secondo questa definizione sono davvero poche le aziende includibili, al giorno d’oggi (ma posso dire che sono aumentate dal 2001).
Simon ha criticato la mia posizione dicendo l’argomento etico è soggettivo e richiede una certificazione di terzi per raggiungere l’oggettività. La critica è giusta ma anche un po’ debole: anche la sua definizione è soggettiva, visto che tramite quella Google non è immediatamente classificabile.
Paolo Bizzarri, in La guida del perfetto imprenditore di prodotti open source, porta alla luce problemi non banali, ma che sono in massima parte indipendenti dalla licenza del software. Per esempio, fa notare, giustamente che troppo spesso si sentono certi ‘appassionati di linux’ dimenticare che «sviluppare un prodotto un minimo complesso richiede soldi». E fin qui dico che non ci piove. Paolo però parte subito in quarta dicendo che dopo aver fatto un investimento di sviluppo l’azienda deve iniziare a vendere servizi. Ma l’errore grave nel suo ragionamento sta qui. Sarà la fretta o il mezzo (un messaggio email), ma Paolo salta un passaggio: nessun imprenditore può pensare di poter investire nello sviluppo di un programma costoso senza prima un modello di business solido.
L’unico prinicipio che questo modello di business deve soddisfare è quello di rispettare i principi del Manifesto GNU: contribuire a che la società (digitale) sia un posto migliore, in primis, e magari anche soddisfare i criteri di Simon, in secundis.
Se nel FSB manca la voce ‘vendita licenze’ dal capitolo ‘incassi’, non è una licenza proprietaria che risolve il problema del ripagare l’investimento. Mi ricordo per esempio a fine anni 90 un’azienda italiana che aveva sviluppato un editor HTML visivo con le funzioni di Dreamweaver e FrontPage 2 anni prima di questi. Ebbene, nonostante fosse un prodotto proprietario non ha avuto fortuna.
Il discorso di Paolo, comunque condivisibile, sembra essere indipendente dal modo con cui viene licenziato il software: se il prezzo dei servizi basati su SL dipende dal mercato, identicamente il prezzo delle licenze allo stesso modo la quantità vendibile del prodotto dipende dal mercato.
Alfonso Fuggetta invece pone domande altre domande. Chiede:
1) è ovvio che posso, ma la domanda è indipendente dal SL. È valida anche in altri casi, ovvero posso rifrasarla: è possibile immaginare (o ci sono esempi) di business basati programmi proprietari regalati e con ricavi dalla vendita di servizi? Certo che sì, mi pare banale: basta guardare Picasa o Real Player.
2) non credo ci sia letteratura scientifica che risolva questo dubbio. Ma il punto è chiedersi se con il sw proprietario, quello che non garantisce diritto di uso, studio, modifica e distribuzione senza alcun limite, è possibile garantire sviluppo globale e locale, partecipazione all’innovazione e creazione di valore. Il ragionamento è su due piani diversi e pare originare da incompresioni, magari influenzate da una letteratura molto poco scientifica.
Mi riprometto di tornare sul tema FSB presto, per chiarire meglio i tanti punti ancora oscuri sollevati dai post sul blog di Alfonso.
Comments Off
May 30 2006
Una discussione veramente molto interessante e importante. Alcuni commenti sono da leggere
May 26 2006
Istituito anche in Italia il diritto di seguito, ovvero il compenso riconosciuto agli autori delle arti visive, per ogni vendita degli originali delle proprie opere (quadri, collages, dipinti, disegni, incisioni, stampe, sculture, arazzi, ceramiche, opere in vetro e manoscritti), successiva alla prima.
Come funziona: per ogni vendita condottra tra professionisti (galleristi, mercanti d’arte o case d’asta, escluse le vendite tra privati) ci sarà una percentuale da devolvere alla SIAE. Sono oscuri i metodi di ripartizione agli artisti, visto che la SIAE è incaricata ad incassare il diritto anche per gli artisti non associati. Questi non ricevono niente dalla SIAE: magari i proventi per queste vendite saranno destinati a qualche fondo comune(mente abusato).
Da oggi c’è un nuovo balzello per poter esercitare attività commerciali: gioiamo.
May 25 2006
primo prototipo del PC da 100Dollari. Funziona solo con GNU/Linux
May 25 2006
la campagna ‘Deliberatamente Difettoso’ della FSF è partita ieri
May 25 2006
la campagna ‘Deliberatamente Difettoso’ della FSF è partita ieri
May 25 2006
4081 pagine per le specifiche di OpenXML, come pubblicate dal gruppo di lavoro ECMA. Non male, confrontate con le 706 pagine dello standard ISO OpenDocument Format.
May 24 2006
Possibile che nel 2006 si debbano ancora leggere boiate come
il fenomeno della pirateria si traduce in costi pesantissimi per l’industria , e non solo per i grandi produttori ma anche per i fornitori di servizi informatici. Un insieme di “danni” che sarebbero causati dalle mancate vendite e dall’uso abusivo che l’Alleanza calcola per la sola Italia, nel 2005, in 1,564 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli 1,5 miliardi valutati nel 2004.
?
Come le calcolano queste perdite? BSA presuppone che ad ogni computer venduto debba corrispondere la vendita di una licenza di Microsoft Windows e magari anche una di MS Office. E quelli che usano GNU/Linux e OpenOffice.org? E quelli che usano una licenza già acquistata? E perché chi pubblica queste boiate da BSA non si chiede per quale legge economica una mancata vendita equivale ad un mancato introito? Ovvero, quanti di noi invece di comprare le scarpe di ultima moda a prezzo pieno non aspettano i saldi? Idem per il software: se non ci fosse la possibilità di accedere a copie illecite, quanti veramente comprerebbero MS Office e non userebbero invece il gratuito e libero OpenOffice.org?
Mah
May 24 2006
Le Frontiere dell’Interazione e’ un seminario (completamente gratuito) sulla ‘Esperienza Utente’ e l’interazione Uomo/Macchina. Da non perdere, a Milano il 16 Giugno in Università Bicocca e il tema sarà sulle: Multimodalità , emotività e interfacce in