PI: DRM, l'industria bacchetta Steve Jobs

Ed eccoli infatti, come c’era da aspettarsi: i signori delle canzonette dicono che la colpa è del cattivone Jobs troppo occupato a far soldi con il suo DRM, che non è interoperabile, che il problema sta tutto lì. Ah, che buffonate, che teatrino. Abbiamo due categorie di aziende simili per lo scarso rispetto dei propri clienti. Ci sono quelli che lucrano distribuendo le stesse canzonette, e non si fanno scrupoli a rovinare famiglie e minacciare il carcere ai 15enni. Dall’altro ci sono Apple e Microsoft (che pure non si fa scrupoli a mandare in Siberia un professore… ne parlerò in futuro) che per vendere i loro programmi e apparecchi non hanno problemi a fare accordi con i canzonettari, anche queste senza curarsi dei loro clienti.

Ma ho l’impressione che Jobs i canzonettari li abbia fregati e questi ora non ci stanno. Da un lato è evidente che i suoi clienti si stanno lamentando del suo prodotto difettoso, l’ipod che ti tiene in ostaggio la tua musica, quella regolarmente acquistata e addirittura quella distribuita con licenza Creative Commons. È anche evidente che le major temono questa posizione dominante di iTunes: temono che per vendere le loro note debbano pagare il pedaggio a Jobs. Ricordatevi la storia: quando Jobs lanciò il servizio i dinosauri delle major non immaginavano che avrebbe avuto successo. Probabilmente ora che vedono i soldini finire più nelle casse di Apple che nelle loro trovano che l’accordo non è più remunerativo e vogliono rinegoziarlo. E Jobs che dovrebbe fare? Non me lo vedo dire sissignore padrone. Lui alza il tiro sobillando i suoi milioni di clienti contro le major.

Bravo, aiutiamo Jobs: ha ragione, via il DRM… ecco la VERA E UNICA soluzione interoperabile che garantisce una società  digitale libera.
PI: DRM, l’industria bacchetta Steve Jobs