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	<title>Comments on: Ritorno dal convegno &#8220;Open Source come modello di business&#8221;</title>
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	<description>about open communities, source of freedom and good software</description>
	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 12:46:52 +0000</pubDate>
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		<title>By: ][ stefano maffulli &#187; Open Source? Microsoft&#8217;s split personality</title>
		<link>http://maffulli.net/2007/11/20/ritorno-dal-convegno-open-source-come-modello-di-business/#comment-31601</link>
		<dc:creator>][ stefano maffulli &#187; Open Source? Microsoft&#8217;s split personality</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 09:35:38 +0000</pubDate>
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		<description>[...] in a sector that radically changed since Windows came to light in the &#8217;90s. I think that Microsoft is being disrupted and will have to split and go on two different paths. One will continue developing its flagship [...]</description>
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		<title>By: ][ stefano maffulli &#187; Facebook: with big power come big responsibilities</title>
		<link>http://maffulli.net/2007/11/20/ritorno-dal-convegno-open-source-come-modello-di-business/#comment-31570</link>
		<dc:creator>][ stefano maffulli &#187; Facebook: with big power come big responsibilities</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 10:10:18 +0000</pubDate>
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		<description>[...] with the MIP group with my colleague Francesco del Vecchio. I advertised the conference about Open Source as business model in the Politecnico network and I got a taste of Facebook&#8217;s potential: 220 subscriptions from [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] with the MIP group with my colleague Francesco del Vecchio. I advertised the conference about Open Source as business model in the Politecnico network and I got a taste of Facebook&#8217;s potential: 220 subscriptions from [...]</p>
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		<title>By: Roberto Galoppini</title>
		<link>http://maffulli.net/2007/11/20/ritorno-dal-convegno-open-source-come-modello-di-business/#comment-31554</link>
		<dc:creator>Roberto Galoppini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 14:01:45 +0000</pubDate>
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		<description>E' un fatto che il licensing dia la stura a modelli di business originali, ovvero non applicabili al contesto del software proprietario. Occorre prima però chiarirci sul &lt;a href="http://robertogaloppini.net/2007/08/30/open-source-business-models-what-is-an-open-source-business-model/" rel="nofollow"&gt;significato dell'espressione "business model"&lt;/a&gt;, abusata in ogni dove e, perché no, anche in ambito di economie basate su beni comuni. E non è nemmeno detto che partendo da un lessico comune si finisca per dire cose nuove, basta guardare a come QualiPSo, il progetto multimiliardario finanziato dalla comunità Europea, abbia &lt;a href="http://robertogaloppini.net/2007/08/27/european-open-source-projects-qualipso-deliverables-on-business-models-part-ii/" rel="nofollow"&gt;snocciolato l'ovvio&lt;/a&gt; come rilevato anche dall'ottimo Dana Blankenhorn.

Tornando all'originalità penso che la mancanza di un corporate actor, se non per pochi, pochissimi progetti, apra spazi interessanti, e sia tutt'altro che marginale che Kim Polese possa raccontare come SpikeSource oggi spenda un decimo di qualche anno fa. C'è ancora molto spazio nell'identificare modelli di business che si basino su questa peculiarità, ed è anche interessante notare come questi non siano tutti "uguali". Infatti in generale vale che i modelli di business in cui si vende il diritto di utilizzo di un asset e non l'asset stesso siano più remunerativi. In questo senso quindi una OpenLogic sembra avere maggiori possibilità di Black Duck, ma è chiaro che questa è una semplificazione. In questo modo Open Source Risk Management sembrerebbe promettente, peccato che invece il mercato non la pensi così!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un fatto che il licensing dia la stura a modelli di business originali, ovvero non applicabili al contesto del software proprietario. Occorre prima però chiarirci sul <a href="http://robertogaloppini.net/2007/08/30/open-source-business-models-what-is-an-open-source-business-model/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/robertogaloppini.net');">significato dell&#8217;espressione &#8220;business model&#8221;</a>, abusata in ogni dove e, perché no, anche in ambito di economie basate su beni comuni. E non è nemmeno detto che partendo da un lessico comune si finisca per dire cose nuove, basta guardare a come QualiPSo, il progetto multimiliardario finanziato dalla comunità Europea, abbia <a href="http://robertogaloppini.net/2007/08/27/european-open-source-projects-qualipso-deliverables-on-business-models-part-ii/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/robertogaloppini.net');">snocciolato l&#8217;ovvio</a> come rilevato anche dall&#8217;ottimo Dana Blankenhorn.</p>
<p>Tornando all&#8217;originalità penso che la mancanza di un corporate actor, se non per pochi, pochissimi progetti, apra spazi interessanti, e sia tutt&#8217;altro che marginale che Kim Polese possa raccontare come SpikeSource oggi spenda un decimo di qualche anno fa. C&#8217;è ancora molto spazio nell&#8217;identificare modelli di business che si basino su questa peculiarità, ed è anche interessante notare come questi non siano tutti &#8220;uguali&#8221;. Infatti in generale vale che i modelli di business in cui si vende il diritto di utilizzo di un asset e non l&#8217;asset stesso siano più remunerativi. In questo senso quindi una OpenLogic sembra avere maggiori possibilità di Black Duck, ma è chiaro che questa è una semplificazione. In questo modo Open Source Risk Management sembrerebbe promettente, peccato che invece il mercato non la pensi così!</p>
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