Condannate Google (e l'Italia con essa)

Leggo con raccapriccio sul Corriere di oggi la felicità di Massimo Mucchetti nel chiedere che Google venga condannata dai giudici di Milano con (cito):

una sentenza che potrebbe […] costringere il re della rete, Google, a correggere il suo modello di business aperto e, oggi, irresponsabile.

per la vicenda del video con protagonisti dei piccoli delinquenti che inveiscono su un giovane handicappato a scuola. Mucchetti ragiona pensando alla legge italiana e sostiene che Google Video è come un qualsiasi giornale, tv o anche in un sito web registrato al tribunale. Per questi la responsabilità di ciò che è pubblicato è in capo sia all’autore che all’editore. Secondo Mucchetti Google è l’editore di YouTube e Google Video e dovrebbe essere co-responsabile, verificando e filtrando tutti i video pubblicati: ci guadagnerà meno ma, dice Mucchetti, pazienza.

Chiedere la condanna di Google per questa vicenda mi pare davvero il classico spararsi su un piede, per tutto il paese.  Secondo Mucchetti  i responsabili di Google dovrebbero andare in galera per aver messo a disposizione uno spazio libero su cui chiunque può esprimersi? Uno spazio che ha un pubblico ampio, senza rischi di censure preventive e senza riempire carte bollate per registrarsi ad un inutile tribunale? Vogliamo condannare Google per aver immaginato un’Italia in cui ognuno si prende la sua responsabilità personale per ciò che dice?

Io a questo gioco non voglio partecipare. In questo paese gli spazi liberi dove esprimersi sono ogni giorno ridotti e le responsabilità personali sono sempre scansate: la colpa è sempre di altri, della società, della chiesa, della mancanza di valori, delle famiglie, della scuola … Non di quegli stupidi studenti (che, peraltro, sono già stati puniti). Da noi ci sono altre regole, figlie dell’impostazione fascista che impone il controllo del tribunale e del governo a tutta la stampa, internet inclusa. Se la legge porta a una condanna di Google, la legge è da cambiare.

Nell’Italia delle manifestazioni a favore della libertà di stampa, l’Italia dei monopoli televisivi, delle migliaia di restrizioni alla libertà personale mi tocca guardare attonito al sorgere del tifo affinché venga limitato uno dei pochi spazi liberi con un pubblico ampio rimasto in Italia. Siamo proprio un paese di masochisti.