Il Corriere della Sera attacca ancora Google

Torna Mucchetti, il giornalista castiga-google del Corriere della Sera, che mischia notizie con un articolo che parte dalla relazione del AGCom per tornare a chiedere  di castigare Google. Il problema sarebbe che Google fattura per pubblicità più delle concessionarie degli editori più forti ma questa quota di raccolta pubblicitaria non sarebbe inclusa nel calcolo della vituperata legge Gasparri.

Questo passaggio è interessante:

La filiale italiana, Google Italy, dichiara ricavi inferiori ai 20 milioni per lo più derivanti da servizi resi a Google Ireland […]

Strano questo accanimento: Microsoft fa la stessa cosa da sempre, ma siccome è tra i maggiori clienti per pubblicità su RCS, non è mai stata attaccata. Google invece appare come un concorrente, quindi Mucchetti gli dà addosso. I fatti però non sono altrettanto chiari:

La Guardia di Finanza di Milano aveva ipotizzato l’evasione fiscale partendo da indagini secondo le quali Google Italy rappresenterebbe una stabile organizzazione della multinazionale in Italia e non solo un punto di appoggio. Il pm Carlo Nocerino non ha condiviso l’impostazione, e ha chiesto l’archiviazione.

La parte che mi dà fastidio è alla fine dell’editoriale:

Sul terreno della fiscalità e della regolazione globale si profila il conflitto con l’America di Barack Obama. La Casa Bianca è schierata senza se e senza ma a difesa degli interessi dei colossi dell’online. Tra i primi atti di Obama c’è la sostituzione del presidente della Fcc, l’Agcom americana, con Julius Genachowski, un partigiano della net neutrality, ostile a qualsiasi discriminazione nella veicolazione dei contenuti sulla banda larga da parte delle compagnie di telecomunicazioni che pure vi dovrebbero investire montagne di denaro.

A me pare che dica: il modello di business di RCS è messo in difficoltà dalla libertà della rete, per cui è meglio pensare di introdurre pali e paletti vari affinché si possa continuare a tenere in piedi questo antico dinosauro alla faccia dell’innovazione e della natura libera di Internet. Obama, tieni duro.

Google, il grande editore che non c’è – Corriere della Sera.