Come una tassa sulle locomotive elettriche

Leggo sul corriere il pianto greco degli editori italiani tramite il suo presidente Malinconico (dei tempi passati? –nomen omen), i quali non sanno come fronteggiare il cambio di scenario imposto dalle nuove tecnologie. Sono rimasti a guardare mentre Internet arrivava e si mangiava lettori e con questi si spostava online la pubblicità. Mentre a occidente dell’Italia si sta sperimentando modelli di business alternativi, i nostri non sanno far altro che lamentarsi o attaccare i concorrenti.

«non solo non è intervenuto per attenuare gli effetti di una congiuntura difficile e per allentare quei nodi strutturali che soffocano il settore, ma ha operato in senso contrario con la soppressione delle tariffe postali agevolate».

Capito? Il problema sono le tariffe postali, la carta! Mi viene un nervoso a sapere che i cittadini stavano pagando per un contratto tra privati, tra un editore e il suo abbonato! Ma negoziatevi le tariffe migliori tra voi, senza far pagare alla nazione.  La parte migliore però viene dalla soluzione proposta dalla FIEG:

una mini tassa per chi si connette a internet e usa i contenuti editoriali online, come misura transitoria per consentire all’editoria di far fronte alla crisi

Ridere o piangere? Come se il mancato rinnovamento degli editori a fronte del ricambio tecnologico sia colpa dei cittadini e per questo devono pagare affinché il dinosauro sopravviva un po’ più a lungo? Quando arrivarono le locomotive elettriche, i produttori di locomotive e gli estrattori di carbone probabilmente hanno fatto lo stesso pianto greco; ma le locomotive a carbone sono solo una curiosità per appassionati.