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  • Stef 3:25 pm on 26 February, 2010 Permalink | Reply
    Tags: censura, , ,   

    La sottile voglia di regime che attanaglia l’Italia 

    Leggendo i vari commenti degli editorialisti italiani sulla sentenza contro Google colgo solo una gran voglia di regime. Non ho letto da nessuna parte che i ragazzini che hanno pubblicato i video ignobili sono già stati puniti e chissà se hanno imparato la lezione (suggerimento per un servizio da fare). Però tutti i difensori della sentenza invece si accaniscono a chiedere regole! Internet non può essere un far west. Bisogna prendersi la responsabilità di ciò che si dice. Ma si dimenticano che ce ne sono già abbastanza di regole in questo paese e non passa giorno senza una nuova proposta di legge?

    Non ho più pazienza per provare a spiegare perché questa sentenza è indifendibile (e comunque lo stanno facendo tanti e molto bene). Ai vogliosi di regime mi vien voglia di rispondere con le incomprensibili parole dell’immortale Pasquale Ametrano:

     
  • Stef 12:08 pm on 28 January, 2010 Permalink | Reply
    Tags: censura, , , , monopolio, , , , rcs   

    Il Corriere della Sera attacca ancora Google 

    Torna Mucchetti, il giornalista castiga-google del Corriere della Sera, che mischia notizie con un articolo che parte dalla relazione del AGCom per tornare a chiedere  di castigare Google. Il problema sarebbe che Google fattura per pubblicità più delle concessionarie degli editori più forti ma questa quota di raccolta pubblicitaria non sarebbe inclusa nel calcolo della vituperata legge Gasparri.

    Questo passaggio è interessante:

    La filiale italiana, Google Italy, dichiara ricavi inferiori ai 20 milioni per lo più derivanti da servizi resi a Google Ireland [...]

    Strano questo accanimento: Microsoft fa la stessa cosa da sempre, ma siccome è tra i maggiori clienti per pubblicità su RCS, non è mai stata attaccata. Google invece appare come un concorrente, quindi Mucchetti gli dà addosso. I fatti però non sono altrettanto chiari:

    La Guardia di Finanza di Milano aveva ipotizzato l’evasione fiscale partendo da indagini secondo le quali Google Italy rappresenterebbe una stabile organizzazione della multinazionale in Italia e non solo un punto di appoggio. Il pm Carlo Nocerino non ha condiviso l’impostazione, e ha chiesto l’archiviazione.

    La parte che mi dà fastidio è alla fine dell’editoriale:

    Sul terreno della fiscalità e della regolazione globale si profila il conflitto con l’America di Barack Obama. La Casa Bianca è schierata senza se e senza ma a difesa degli interessi dei colossi dell’online. Tra i primi atti di Obama c’è la sostituzione del presidente della Fcc, l’Agcom americana, con Julius Genachowski, un partigiano della net neutrality, ostile a qualsiasi discriminazione nella veicolazione dei contenuti sulla banda larga da parte delle compagnie di telecomunicazioni che pure vi dovrebbero investire montagne di denaro.

    A me pare che dica: il modello di business di RCS è messo in difficoltà dalla libertà della rete, per cui è meglio pensare di introdurre pali e paletti vari affinché si possa continuare a tenere in piedi questo antico dinosauro alla faccia dell’innovazione e della natura libera di Internet. Obama, tieni duro.

    Google, il grande editore che non c’è – Corriere della Sera.

     
    • Carlo Piana 12:34 pm on 28 January, 2010 Permalink | Reply

      Grande Stefano. Nessuno qui ama particolarmente Google per quello che è o fa, però gli attacchi pelosi non vanno bene, e se la prendessero un po’ con Apple (DRM, tutto chiuso e proprietario) e Microsoft (devo aggiungere qualcosa?).

      RCS non è l’unica. Purtroppo non ricordo quale radio, ma in un notiziario si commentava la “prima” class action in Italia, quella di Adusbef contro Banca Intesa e Unicredit. Lasciamo stare che è una notizia bufala, perché in realtà le class action non sono ancora tecnicamente possibili, la cosa incredibile è un’altra. La notizia diceva “anche un’altra azione è stata presentata negli stessi giorni da un’altra associazone di consumatori [ADUC, ndr] contro una software house”.

      Al che mi si sono drizzate le orecchie. “Una software house”? Se è così si deve trattare di un nome sconosciuto, ma allora come fa la cosa a interessare addirittura una class action? Ovviamente si trattava di una di quelle menzionate qui sopra (indizio: non era Google e non ha rilasciato un tablet ieri).

  • Stef 12:03 pm on 29 November, 2009 Permalink | Reply
    Tags: censura, , , , , , ,   

    Condannate Google (e l’Italia con essa) 

    Leggo con raccapriccio sul Corriere di oggi la felicità di Massimo Mucchetti nel chiedere che Google venga condannata dai giudici di Milano con (cito):

    una sentenza che potrebbe [...] costringere il re della rete, Google, a correggere il suo modello di business aperto e, oggi, irresponsabile.

    per la vicenda del video con protagonisti dei piccoli delinquenti che inveiscono su un giovane handicappato a scuola. Mucchetti ragiona pensando alla legge italiana e sostiene che Google Video è come un qualsiasi giornale, tv o anche in un sito web registrato al tribunale. Per questi la responsabilità di ciò che è pubblicato è in capo sia all’autore che all’editore. Secondo Mucchetti Google è l’editore di YouTube e Google Video e dovrebbe essere co-responsabile, verificando e filtrando tutti i video pubblicati: ci guadagnerà meno ma, dice Mucchetti, pazienza.

    Chiedere la condanna di Google per questa vicenda mi pare davvero il classico spararsi su un piede, per tutto il paese.  Secondo Mucchetti  i responsabili di Google dovrebbero andare in galera per aver messo a disposizione uno spazio libero su cui chiunque può esprimersi? Uno spazio che ha un pubblico ampio, senza rischi di censure preventive e senza riempire carte bollate per registrarsi ad un inutile tribunale? Vogliamo condannare Google per aver immaginato un’Italia in cui ognuno si prende la sua responsabilità personale per ciò che dice?

    Io a questo gioco non voglio partecipare. In questo paese gli spazi liberi dove esprimersi sono ogni giorno ridotti e le responsabilità personali sono sempre scansate: la colpa è sempre di altri, della società, della chiesa, della mancanza di valori, delle famiglie, della scuola … Non di quegli stupidi studenti (che, peraltro, sono già stati puniti). Da noi ci sono altre regole, figlie dell’impostazione fascista che impone il controllo del tribunale e del governo a tutta la stampa, internet inclusa. Se la legge porta a una condanna di Google, la legge è da cambiare.

    Nell’Italia delle manifestazioni a favore della libertà di stampa, l’Italia dei monopoli televisivi, delle migliaia di restrizioni alla libertà personale mi tocca guardare attonito al sorgere del tifo affinché venga limitato uno dei pochi spazi liberi con un pubblico ampio rimasto in Italia. Siamo proprio un paese di masochisti.

     
    • Eric 4:46 pm on 1 December, 2009 Permalink | Reply

      sono d’accordo che sarebbe ridicolo pensare che Google possa o debba controllare tutti i video messi sul youtube e google video e infatti i pubblici ministeri non dicono questo. e trovo piuttosto incredibile che mucchetti, che scrive per il quotidiano non-sportivo piu’ letto in italia, non l’ha capito. i pm stanno cercando di sostenere che google sapeva del video e non ha fatto niente. ripetto, sono d’accordo con quello che hai scritto ma se i pm riescono a provare (al meno secondo il giudice) che google sapeva che c’era il video e non ha fatto niente allora si che metterebbe il colosso di mountain view dalla parte sbagliata. (perche’ google avrebbe lasciato il video? secondo i pm perche’ non voleva compromettere il traffico sul sito.)

    • Stef 11:50 pm on 1 December, 2009 Permalink | Reply

      Non conosco Google a sufficienza da poter giudicare, ma dalla mia esperienza potrebbe anche darsi che Google Italia non avesse invece un controllo diretto su Google Video, e che quindi le segnalazioni sul video non siano arrivate alle persone giuste (in California). Quello che a me dispiace della faccenda è che si finisca per gettare via il bambino con l’acqua sporca.

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