Number as-portability

A volte ho l’impressione che certe aziende ci credano tutti dei gran fessi. A inizio estate ho deciso di passare a 3 sfruttando un’offerta estiva vantaggiosa (3 rimborsa il costo della tassa di concessione governativa –un’oscenità , a prescindere) e abbandonare senza alcun rammarico Vodafone.

Sono però sconcertato dal comportamento di Vodafone e dalla stupidità  della procedura di portabilità  del numero. Prima mi ha stupito il silenzio di Vodafone: sono stato loro cliente da quando si chiamava Omnitel e immagino che sappiano quanto ho speso con loro e anche quanto poco gli sia costato, visto che non li ho mai chiamati al servizio clienti. Insomma, gli arriva una richiesta di abbandono e non mandano neanche un’email per chiedere come mai me ne vado? Boh.

Al contrario, Vodafone si sta divertendo a rifiutare la richiesta di portabilità  ogni volta accampando scuse patetiche e senza mai chiamarmi o contattarmi in altro modo direttamente. 3 chiede, Vodafone risponde “anagrafica incompleta”… frase criptica. Ricontrollo con il servizio clienti 3, pare tutto in ordine così risottoponiamo la richiesta. Vodafone la boccia ancora, stavolta pare che sia stato raggiunto il “numero massimo di portabilità  per il giorno” (a quanto dicono ci sarebbe una quota … boh). Terzo tentativo, ancora una volta senza cambiare nulla nella richiesta, Vodafone la boccia ancora, stavolta la scusa è ancora più casuale e assurda: 3 avrebbe indicato che la mia scheda Vodafone sarebbe una ricaricabile e non un abbonamento. E per capire ciò impiego al telefono con varie (scortesi) operatrici del call center che giocano a far cadere la linea. Uno spettacolo osceno.

Assodato che Vodafone usa solo scuse e pretesti, ho di nuovo chiesto a 3 di inoltrare la richiesta: stavolta voglio vedere cosa inventano.

Mi chiedo però cosa pensa di ottenere Vodafone in questo modo: siamo tutti dei fessi, per cui a prescindere da come ci trattano, sanno per certo che “i polli pullulano”, attratti dalle forme della modella di turno?

AGGIORNAMENTO: ad oggi, 29 Ott 2005 Vodafone non ha ancora acconsentito al cambio di numero. RIDICOLI.

AGGIORNAMENTO: finalmente il 7 Nov 2005 la telenovela è finita e Vodafone mi ha lasciato passare a 3.

Esperimenti di fotografia digitale

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Dopo anni di divertimento con una classica reflex, ho iniziato a fare
qualche prova con una digitale compatta. La Nikon 4600 mi ha stupito
per prezzo e qualità , anche se mi mancano tutti i ‘manualismi’ e il
controllo fine di esposizione e tempi. L’insieme di fotografie che ho
realizzato in vacanza non mi ha soddisfatto per niente: troppe foto
fuori fuoco o mosse. Credo che dovrò fare pratica nei prossimi mesi,
oppure comprare finalmente lo scanner di diapositive. Quali saranno i
modelli migliori (ed economici) supportati a SANE?

Google talk

Mi sono appena accorto che Google ne ha combinato un’altra: ha presto il protocollo libero Jabber, ha installato un server Jabber e ha lanciato l’ennesima sfida ai giganti Yahoo e MSN (oltre che Skype).

Il client Google Talk però non solo è proprietario ma funziona solo su alcuni sistemi Microsoft.

E’ davvero interessante assistere a queste battaglie commerciali, mi danno il buonumore. Nel frattempo ho provato a collegarmi a GTalk con GAIM e ci sono riuscito usando come server gmail.com (serve un account su gmail), forzando il vecchio SSL e usando la porta 5223 del server di connessione talk.google.com. Peccato che GAIM ancora non supporti l’audio. Anzi, peccato che non ci sia un client VoIP decente rilasciato con licenza libera.

Ritorno dalla vacanza

Mi sono concesso due settimane di tregua passeggiando in Austria nella regione di Voralberg. Giacché c’ero sono andato anche a trovare il mio amico Reinhard Mueller, membro di FSFE Austria che vive proprio da quelle parti.

Purtroppo appena rientrato ho avuto l’idea di comprare il Corriere della Sera e ho trovato due spiacevoli sorprese:

  1. è aumentato al prezzo spropositato di 1 €
  2. lo schifo italico non è cambiato

Ha ragione il prof. Fuggetta: non se ne può più… Resto pessimista sul futuro di questo Paese, almeno nel breve periodo. E nel lungo periodo saremo tutti morti.

La carta regionale dei servizi

Mi è arrivata ieri la Carta Regionale dei Servizi (CRS) della regione Lombardia. Sembra l’ennesimo tesserino di plastica che si consumerà  nel portafogli e che dovrò sostituire periodicamente perché ho la cattiva abitudine di mettere il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni.

Mi sembra tutto troppo complicato per un tesserino sanitario: con quello di carta tutto quello di cui c’era bisogno era un numerino. Ora a me pare che abbiano messo quel numero in una tessera di plastica e un chip. A che serve? Ovvero, c’era bisogno di questo ennesimo tesserino solo per metterci un codice? Dicono che serve anche per fare qualcos’altro con la pubblica amministrazione, ma per ora di questi servizi non vedo traccia.

Peggio, non vedo traccia di supporto per GNU/Linux con queste tessere. Io voglio sapere cosa c’è archiviato dentro, voglio poter leggere con assoluta libertà  il contenuto del chip con il software che mi faccio scrivere dal mio amico. Non è una richiesta astrusa: sul retro della tessera tutto è scritto in comprensibilissimo italiano, come era sul tesserino cartaceo.

Poi vorrei capire perché la documentazione allegata mette tanta enfasi sul consenso al trattamento dei dati (privacy). I medici, tutti, non sono già  tenuti al segreto professionale? Ne parlai con il mio medico curante anni fa, quando tentò di farmi firmare una espressione di consenso. Naturalmente rifiutai, ma non chiesi informazioni al Garante. Stavolta invece credo che scriverò al dott. Pizzetti per vederci chiaro: vedo poca trasparenza.

Giusto per curiosità , ho provato a farne leggere il contenuto a gpg con il lettore di smartcard della Fellowship ma evidentemente non poteva funzionare 🙂

Le scuole e il Software Libero

Le scuole australiane (e anche molte italiane) hanno un accordo con Microsoft che gli consente di usare il software targato MS per un costo nominale. Perché queste scuole dovrebbero usare software libero, visto che il prezzo non è un problema?

Questo post lo spiega in una breve frase: per onestà  intellettuale.

Viene raccontata l’esperienza di una scuola australiana dove hanno preso una classe, l’hanno divisa in due gruppi. AL primo gruppo hanno insegnato il fotoritocco con Adobe Photoshop, all’altro hanno insegnato ad usare GIMP (Gnu Image Manipulation Program). A metà  corso hanno invertito i gruppi, notando che chi aveva studiato GIMP fino ad allora odiava Photoshop, e viceversa.

Il risultato empirico, ma credo sia facilmente generalizzabile, è che la scuola che insegna in modo acritico l’uso di strumenti proprietari crea di fatto una dipendenza, crea utenti di un particolare programma. Questi utenti, quando saranno usciti dalla scuola, vorranno usare Adobe Photoshop e dovranno comprarlo, senza sconti.

Un importante criterio di valutazione del costo sociale del software proprietario è la dipendenza o inerzia che le scuole rischiano di creare negli studenti, futuri cittadini. Si parla di scuola e software libero su linuxdidattica