Cinema in crisi

Ieri sera sono stato a vedere con mia moglie e amici l’ennesimo remake, un classico. Non mi dilungo sul giudizio del film in sè perché alla fine i gusti sono gusti.

Ho notato però alcuni motivi che credo tutti dobbiamo tenere presente quando leggiamo che “il cinema è in crisi”. La sala era più sporca di una piazza dopo un concerto gratuito: lattine, bottiglie e macerie di enormi palazzi fatti di popcorn sulle poltrone e a terra ci hanno impedito di occupare le poltrone centrali.

I posti ci erano stati assegnati al botteghino, con chissà  quale algoritmo poco intelligente: la sala era semi-vuota (se si escludono i popcorn) e avevamo avuto i posti peggiori. Certo, potevamo chiedere posti precisi: ma come si fa a sapere com’è fatta la sala? Il monitor delle prenotazioni non è visibile quasi mai al botteghino. E’ un sistema veramente idiota: il cinema non è il teatro, ci voglio saltare dentro quando passo di lì e se arrivo tardi mi siedo davanti.

La proiezione doveva iniziare alle 20.30. Puntuali si sono spente le luci e, sorpresa, sono partiti 20 minuti di pubblicità  adatta a cerebrolesi, tipo quella con la macchina che è parcheggiata sotto il manto stradale in stile X-men e quando c’è traffico il pilota scende, allarga le braccia e si fa largo scuotendo la strada (seeee, raccontamelo in tangenziale). Magari mi avessero fatto vedere qualche promozione dei film in arrivo! Manco quelli, solo macchine e qualcos’altro che nemmeno ricordo (strumento efficace, non c’è che dire).

Poi l’intervallo: usanza che pensavo fosse estinta, si è invece affacciata prepotente da quando i cinema sono tornati ad essere un posto dove consumare pseudocibarie dai gusti chimici. E aggiungere sporcizia alla sala.

E tutto lo spettacolo per la modica cifra di 7.50€ a testa. Chissà  quando lo capiranno che se il cinema è morto è perché l’ha ammazzato prima l’intera ‘industria’ del cinema che Internet.

Ah, la sala era l’Odeon di Milano.

OpenDocumentFormat e Massachusetts

Lo stato USA del Massachussets attende commenti su una direttiva che intende massimizzare e assicurare nel tempo la disponibilità  e usabilità  delle informazioni. Tra le altre cose questa direttiva tratta di interoperabilità , formati di dati e gestione delle informazioni. Il documento è disponibile online sul sito dello stato. Contiene anche riferimenti a standard aperti e raccomanda lo standard OASIS OpenDocument (e muove qualche critica anche al formato PDF).

Microsoft si sta sperticando per confondere le idee di tutti i rappresentanti politici del Massachusetts, sostenendo che OpenDocument è “il formato di un solo prodotto” e che anche MS Office usa un formato aperto dalla versione 2003. Sono queste falsità  a mettere Microsoft in cattiva luce: niente impedisce a Microsoft di scrivere un filtro di import/export per Office del formato OpenDocument, come niente ha impedito alla stessa Microsoft di partecipare alla definizione dello standard in OASIS (organo di cui Microsft fa parte). Inoltre è falso che solo OpenOffice.org supporta OpenDocument: pare (sto attendendo conferma da IBM) che sia usato anche un prodotto IBM della serie Lotus. A Microsoft piace giocare sporco, urlare frasi sconce e tirare sedie in aria… mi aspetterei invece maggiore fair play.

PS Simon Phipps ha una bella raccolta di commenti sull’argomento

Aggiornamento: il prof. Nicholas Carr, della Harvard Business School, ha pubblicato nel suo blog un’ottima risposta al documento di 14 pagine che Microsoft ha consegnato a Commonwealth of MA. Una bella analisi da un osservatore indipendente.

Fork: dramma costruttivo

Sto leggendo da qualche settimana commenti sparsi sullo stato legale del progetto Mambo, un CMS rilasciato con una licenza libera. Non sono però riuscito a trovare informazioni utili a capire perché la comunità  di sviluppatori volontari ha deciso di sganciarsi dall’azienda australiana (Miro) che ha avviato il progetto. Tutto quello che sono riuscito a intuire leggendo su alcuni forum è che gli sviluppatori volontari hanno avuto l’impressione che Miro volesse impadronirsi del loro codice ed estendere il controllo sul progetto. Se qualcuno vorrà  fornirmi maggiori informazioni lo apprezzerei molto.

Non mi pare che sia successo niente di strano e non condivido i timori segnalati su OpenSource: tutti i programmi liberi possono spaccarsi e seguire diverse strade di sviluppo per ragioni diverse. Solitamente le spaccature avvengono per scelte tecniche, altre volte per antipatie personali o voglia di protagonismo, piuttosto che per cambi di licenze. Non ho idea di cosa sia successo questa volta, ma chiunque stia usando Mambo non ha da temere se ha un contratto di assistenza. E se non ha contratti, ma ha fatto tutto da solo potrà  scegliere come proseguire: comprando assistenza dal migliore offerente per mantenere l’installazione attuale oppure aggiornare alla versione successiva del progetto. Per questo dovrà  scegliere di chi fidarsi per avere una garanzia sul futuro, se della comunità  di sviluppatori volontari oppure dell’azienda Miro. Chiunque installi software libero dovrebbe informarsi sull’affidabilità  degli sviluppatori, oppure demandare la scelta agli esperti. Io consiglio di controllare se il programma è incluso in Debian: qualsiasi cosa non pacchettizzata per Debian ha problemi di licenza oppure ha scarsa qualità  tecnica ovvero è poco utilizzato. Finora non ho avuto problemi 🙂

Interpretazioni di giornalisti

Su /. è apparso un pezzo che cita un articolo di MSNBC in cui viene riportato un pensiero di Georg Greve, presidente di FSFE, riguardo lo sviluppo della nuova versione della licenza GNU GPL. E’ sempre molto difficile farsi capire da un giornalista parlando di software libero, specialmente le prime volte: le speculazioni intorno alla GPLv3 aumentano ogni giorno, rendendo molto chiara l’importanza di questa nuova versione della licenza.

L’articolo di MSNBC cita un commento di Greve e lascia intendere che le speculazioni su cosa contemplerà  la GPLv3 siano dei fatti. Al momento invece sono solo speculazioni e le opinioni di Greve o le mie o quelle di chiunque altro sono uguali. Il processo di sviluppo della GPLv3 è descritto a grandi linee nel comunicato stampa rilasciato ieri congiuntamente dalle maggiori FSF.

Un fraintendimento sta facendo il giro del mondo e sta passando sotto silenzio il fatto che un’associazione di provider Olandese ha donato la ragguardevole somma di 150.000€ a FSF e FSFE per sviluppare la nuova versione della licenza.

Credo sia utile ricordare che le uniche fonti ufficiali di notizie al riguardo sono i siti e i comunicati stampa della FSF, della FSFE e del SFLC.

Il pezzo di MSNBC in realtà  riprende le dichiarazioni di Greve raccolte da Reuters e interpretate in modo approssimativo. Purtroppo è difficile riuscire a spiegare alla prima chiacchierata temi così complessi ai giornalisti, che quasi sempre devono superare una vera e propria fase di apprendimento.

NOTA: Greve ha chiarito il suo pensiero in un messaggio alla lista discussion .