Brevetti laici

Il prof. Fuggetta in un post sul suo blog prova a stimolare un dibattito franco ed onesto sul tema brevetti.   La sua analisi è sicuramente lucida, può essere o no condivisibile.  Però come possiamo noi poveracci pensare a una discussione ‘laica’, quando Ballmer ci ha puntato addosso un arsenale nucleare di brevetti per annichilirci?

Giù la maschera: non sarà  possibile avviare alcun dibattito fino a che i brevetti saranno usati come arma di controllo del mercato. Punto.

Impressioni dalla LUGConference di Roma

Mi ci è voluto qualche giorno per digerire la mole di informazioni,
impressioni e stimoli provocate dalle giornate del fine settimana del
25 e 26 Marzo.

Prima di tutto un grazie di cuore a LUGRoma che si
sono sobbarcati l’organizzazione di un evento molto impegnativo. 
Bravi e complimenti a loro.

Sono state due giornate in cui, più che altro,
ho ascoltato i commenti della comunità  italiana del sw libero.  A
voler tirare le somme in poche parole direi che evidentemente tutti
sentono la necessità  di un maggiore coordinamento di azioni a livello
nazionale, ma durante i dibatttiti non è ancora emersa una proposta
condivisa dai tutti i presenti su cui lavorare.

Unanime anche la necessità  di informare più  il pubblico più ampio 
su temi di attualità , come DRM/TC e brevetti software.  Su questo tema ho avuto
modo di offrire alla comunità  il megafono di GNUvox e spero di essermi spiegato (e in ogni caso, per ogni dubbio sono disponibile con la redazione a spiegarmi meglio).

Il progetto più affascinante presentato è stato il Centro Studi sul Software Libero in corso di attivazione dall’Hacklab Cosenza con l’Università  della stessa città .  Umit Uygur e Vincenzo Bruno hanno fatto un lavoro molto preciso e molto concreto. 

Ho ascoltato poi parecchie critiche, giuste e ingiuste ma tutte importanti perché aiutano a migliorare.  Nei prossimi mesi corregeremo il tiro, dove possiamo.  Intanto ribadisco che FSFE è una risorsa per la comunità , tutta: fateci sapere come possiamo aiutarci a promuovere efficacemente il software libero sul territorio italiano.

Il nostro software

Leggendo Il progetto GNU basta poco per capire cosa intendevo dire con "il nostro software".

  Intelligenti pauca, mi verrebbe da dire.

Ma meglio essere prudenti riguardo certi intelligenti e citare da Permesso d’autore: idealismo pragmatico

 Ho  capito che, poiché gli sviluppatori  di software  proprietario 
usano il diritto d'autore per impedirci di condividere il software,
noi che cooperiamo possiamo usare il diritto d'autore per favorire
coloro che come noi cooperano: diamo loro il permesso di usare il
nostro codice.

E aggiungo un’altra citazione da un’intervista di RMS su Forbes.com:

 What we can achieve is to prevent our software from being packaged 
such that you don't really have the freedom to change it.

 (enfasi aggiunta).

Austro-italo-slovenian-croatian meeting of Fellows

Fellow Stephan sp had a very interesting idea: organize a meeting across the close borders of Austria, Italy, Slovenia (and I add Croatia).  Food is good in all these places and I think that September is the best time to enjoy the warm weather, be it at the sea or in the Alps.  Join the discussion on his blog and on the list discussion@fsfeurope.org help him setup the meeting.  I will help, if needed.

Una guerra senza prigionieri: DRM e GPLv3

Alcune delle critiche più feroci alla Free Software Foundation (FSF) riguardano la chiara presa di posizione contro le tecnologie note come DRM, Digital Restrictions Management (o anche CRAP). I sistemi DRM sono una forma di controllo dei contenuti, pensata dall’industria dell’intrattenimento e applicata dai produttori high-tech, per limitare i diritti degli utenti nella fruizione privata di media quali film e musica digitali su una vasta gamma di apparecchi digitali (TV, PC, videoregistratori). Pubblicando la bozza della licenza GNU GPLv3, di fatto la FSF ha dichiarato guerra totale a questi sistemi, che fanno il paio con l’hardware modificato chiamato Treacherous Computing (o Trusted Computing, TC). Una guerra totale che non ammette né sconfitte né prigionieri.

Quello che nessuno è stato finora in grado di spiegare è se esistano e quali siano gli impieghi ‘utili’ per i sistemi di DRM. Vorrei tanto leggere la descrizione di un caso d’uso, un diagramma di flusso, qualsiasi cosa che racconti come e perché i DRM e il TC siano utili. Io non sono riuscito a trovare alcuna motivo soddisfacente.

Linus Torvalds in un’intervista a Forbes dà  un suo esempio di uso lecito dei DRM, quando afferma:

La tecnologia è la stessa che consente la cifratura del tuo “caro diario”, quando confessi al diario le tue paure segrete e i cattivi pensieri che non commetteresti mai, però non vuoi che altri vengano a sapere di tali pensieri in nessuno modo. A quel punto non si tratta più di DRM, ma di privacy.

E aggiunge, ‘Tecnicamente è la stessa cosa’.

No, non è la stessa cosa. L’esempio non calza perché il “caro diario” è controllato direttamente da chi lo scrive. È l’autore del diario a decidere chi può leggerlo e chi no. E lo fa in completa autonomia, senza intermediari. Questo tipo di privacy peraltro è già  possibile, come è possibile scambiarsi messaggi di posta elettronica cifrati che sono leggibili solo all’autore e al destinatario.

I sistemi DRM finora proposti invece non lasciano la decisione all’utente. Prendiamo ad esempio i videoregistratori digitali. Ce ne sono tanti sul mercato, già  pronti e funzionanti da attaccare al cavo dell’antenna sul tetto o alle nuove TV digitali.

I nuovi segnali digitali inviano un codice all’inizio della pubblicità  e il software sui nostri videoregistratori risponda al segnale bloccando la funzione di ‘avanzamento veloce’. Ed ecco il problema: il mio registratore non è più mio, ma qualcun altro lo controlla per me e decide che la pubblicità  per me è cosa buona. Altri videoregistratori, collegati a Internet, spiano i loro utenti, cosa guardano, a che ora, in modo capillare. Altri ancora fanno sentire in colpa, tramite schermate studiate per incutere timore, i papà  ogni volta che trasferiscono su DVD i cartoni animati preferiti dai figli. Non sia mai che i bambini guardino il film fuori dalla programmazione stabilita dagli imperatori della televisione. Grazie ai sistemi DRM, la tradizione consolidata della piena disponibilità  dei media da parte dell’utente sta per fare luogo a un regime di pieno controllo digitale nelle mani dell’industria dell’intrattenimento.

Ma cosa c’entra la GPL e il progetto GNU? C’entra perché una consistente percentuale dei videoregistratori digitali in commercio usa il software del progetto GNU, o software distribuito con la licenza GNU GPL. Questo vuol dire che i produttori di hardware ricevono del software che abbiamo appositamente sviluppato e distribuito con l’intento di non impedirne mai uso, modifica e copia. Tali produttori lo modificano con l’intento di arrivare sul mercato con software di qualità  e in tempi rapidi. Tutto bene per noi, visto che con il software libero non si vuole impedire il profitto. Tutto male quando invece, tramite i DRM, i produttori dell’hardware tolgono il diritto di modifica e uso del software agli utenti finali. Perchè se costoro provano a modificare il software che attiva il videoregistratore, ne consegue il blocco immediato.

Eccoci allora di fronte ad un evidente squilibrio: la FSF e il progetto GNU distribuiscono il software a patto che chi lo usi conservi a sua volta, sempre e comunque, il diritto di uso e modifica. Ma molti produttori di apparecchi elettronici di consumo fanno propri questi vantaggi, senza tuttavia restituire agli utenti i medesimi privilegi che la licenza GNU
GPL ha concesso loro.

È tutto qui il problema: da un lato le aziende approfittano del software libero per un breve time-to-market, dall’altro però non vogliono rispettare le regole che la FSF impone tramite la GNU GPL.

Questo è il cuore del dibattito che si terrà  a Torino con la presenza dell’autore della GPLv3, Richard Stallman. La battaglia a difesa degli utenti contro le eccessive limitazioni dei loro diritti imposte da Hollywood e da Silicon Valley è solo agli inizi.

P.S.: C’è chi ritiene che i videoregistratori digitali fatti in casa funzionino meglio, ed è vero. Occorre tuttavia sapere che anche questi apparecchi già  non funzionano più con le trasmissioni ad alta definizione attivate in USA: grazie alla combinazione di sistemi DRM e tecnologie TC il flusso di trasmissione digitale può essere decodificato solo tramite un apparecchio pre-approvato. Da chi? Ma dai controllori, ovvero i produttori di film e cartoni animati, i quali non si fidano dei loro clienti, pensando che la libertà  sia qualcosa di pericoloso.

Una guerra senza prigionieri: DRM e GPLv3

Alcune delle critiche più feroci alla Free Software Foundation (FSF)
riguardano la chiara presa di posizione contro le tecnologie note come
DRM, Digital Restrictions Management (o anche CRAP).
I sistemi DRM sono una forma di controllo dei contenuti, pensata
dall’industria dell’intrattenimento e applicata dai produttori
high-tech, per limitare i diritti degli utenti nella fruizione privata
di media quali film e musica digitali su una vasta gamma di apparecchi
digitali (TV, PC, videoregistratori). Pubblicando la bozza della
licenza GNU GPLv3, di fatto la FSF ha dichiarato guerra totale a questi
sistemi, che fanno il paio con l’hardware modificato chiamato Treacherous Computing (o Trusted Computing, TC). Una guerra totale che non ammette né sconfitte né prigionieri.

Quello che nessuno è stato finora in grado di spiegare è se esistano e
quali siano gli impieghi utili’ per i sistemi di DRM. Vorrei tanto
leggere la descrizione di un caso d’uso, un diagramma di flusso,
qualsiasi cosa che racconti come e perché i DRM e il TC siano utili. Io
non sono riuscito a trovare alcuna motivo soddisfacente.

Linus Torvalds in un’intervista a Forbes dà  un suo esempio di uso lecito dei DRM, quando afferma:

La tecnologia è la stessa che consente la cifratura del 
tuo “caro diario”, quando confessi al diario le tue paure
segrete e i cattivi pensieri che non commetteresti mai,
però non vuoi che altri vengano a sapere di tali pensieri
in nessuno modo. A quel punto non si tratta più di DRM,
ma di privacy.

E aggiunge, Tecnicamente è la stessa cosa’.

No, non è la stessa cosa. L’esempio non calza perché il “caro diario” è
controllato direttamente da chi lo scrive. È l’autore del diario a
decidere chi può leggerlo e chi no. E lo fa in completa autonomia,
senza intermediari. Questo tipo di privacy peraltro è già  possibile,
come è possibile scambiarsi messaggi di posta elettronica cifrati che
sono leggibili solo all’autore e al destinatario.

I sistemi
DRM finora proposti invece non lasciano la decisione all’utente.
Prendiamo ad esempio i videoregistratori digitali. Ce ne sono tanti sul
mercato, già  pronti e funzionanti da attaccare al cavo dell’antenna sul
tetto o alle nuove TV digitali.

I nuovi segnali digitali
inviano un codice all’inizio della pubblicità  e il software sui nostri
videoregistratori risponda al segnale bloccando la funzione di
avanzamento veloce’. Ed ecco il problema: il mio registratore non è
più mio, ma qualcun altro lo controlla per me e decide che la
pubblicità  per me è cosa buona. Altri videoregistratori, collegati a
Internet, spiano i loro utenti, cosa guardano, a che ora, in modo
capillare. Altri ancora fanno sentire in colpa, tramite schermate
studiate per incutere timore, i papà  ogni volta che trasferiscono su
DVD i cartoni animati preferiti dai figli. Non sia mai che i bambini
guardino il film fuori dalla programmazione stabilita dagli imperatori
della televisione. Grazie ai sistemi DRM, la tradizione consolidata
della piena disponibilità  dei media da parte dell’utente sta per fare
luogo a un regime di pieno controllo digitale nelle mani dell’industria
dell’intrattenimento.

Ma cosa c’entra la GPL e il progetto
GNU? C’entra perché una consistente percentuale dei videoregistratori
digitali in commercio usa il software del progetto GNU, o software
distribuito con la licenza GNU GPL. Questo vuol dire che i produttori
di hardware ricevono del software che abbiamo appositamente sviluppato
e distribuito con l’intento di non impedirne mai uso, modifica e copia.
Tali produttori lo modificano con l’intento di arrivare sul mercato con
software di qualità  e in tempi rapidi. Tutto bene per noi, visto che
con il software libero non si vuole impedire il profitto. Tutto male
quando invece, tramite i DRM, i produttori dell’hardware tolgono il
diritto di modifica e uso del software agli utenti finali. Perchè se
costoro provano a modificare il software che attiva il
videoregistratore, ne consegue il blocco immediato.

Eccoci
allora di fronte ad un evidente squilibrio: la FSF e il progetto GNU
distribuiscono il software a patto che chi lo usi conservi a sua volta,
sempre e comunque, il diritto di uso e modifica. Ma molti produttori di
apparecchi elettronici di consumo fanno propri questi vantaggi, senza
tuttavia restituire agli utenti i medesimi privilegi che la licenza GNU
GPL ha concesso loro.

È tutto qui il problema: da un lato le aziende approfittano del
software libero per un breve time-to-market, dall’altro però non
vogliono rispettare le regole che la FSF impone tramite la GNU GPL.

Questo è il cuore del dibattito che si terrà  a Torino
con la presenza dell’autore della GPLv3, Richard Stallman. La battaglia
a difesa degli utenti contro le eccessive limitazioni dei loro diritti
imposte da Hollywood e da Silicon Valley è solo agli inizi.

P.S.: C’è chi ritiene che i videoregistratori digitali fatti in casa
funzionino meglio, ed è vero. Occorre tuttavia sapere che anche questi
apparecchi già  non funzionano più con le trasmissioni ad alta
definizione attivate in USA: grazie alla combinazione di sistemi DRM e
tecnologie TC il flusso di trasmissione digitale può essere
decodificato solo tramite un apparecchio pre-approvato. Da chi? Ma dai
controllori, ovvero i produttori di film e cartoni animati, i quali non
si fidano dei loro clienti, pensando che la libertà  sia qualcosa di
pericoloso.

STOP ACCISE, nuovo sito

L’Istituto Bruno Leoni ha lanciato un sito per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vera causa del caro benzina. Interessante e deprimente allo stesso tempo ::STOP ACCISE::
Interessante la raccolta di link ai vari giornali per inviare le proprie lettere di protesta.