Ancora su Microsoft, CC e Lessig

Mantellini ha etichettato la mia opinione sul plugin di MS Office che assegna ai documenti una licenza Cretive Commons come ‘rigida’. Credo che sia utile spiegare a questo punto perché la mia opinione è ‘rigida’. Semplicemente io penso che non ci sia proprio niente di cui gioire. Mi spiego.

Lessig nel suo libro ‘Code is law’ dice che il ciberspazio non ha una natura tale che lo rende non regolamentabile e che il ciberspazio ha un suo codice, il software (e l’hardware) che lo fanno esistere. Questo codice può creare un ciberspazio di libertà  oppure di oppressione.

Tenendo in mente quindi che Lessig ammette che un ciberspazio libero è quello in cui il codice è libero guardiamo all’annuncio di Creative Commons e Microsoft.

Il plug-in modificherà  il menù FILE aggiungendo la voce “Creative Commons” che, quando selezionato, porterà  l’utente al sito di CC per scegliere una licenza da attaccare al documento. Il primo documento licenziato con questo strumento è un discorso del Ministro della Cultura brasiliano e musicista “supercool”, Gilberto Gil, sul tropicalismo.

Qualcuno mi spieghi cosa c’è di eccezionale qui. Abbiamo un discorso importante (bene), licenziato con una licenza CC (magari bene), distribuito in un formato proprietario (male). Siamo nel ciberspazio, il codice è legge. Un file distribuito in un formato non standard, segreto, definito solo da un’ente privato assegna a Microsoft il potere di regolamentare quel ciberspazio. Quel file del discorso di Gil non sta nel ciberspazio libero, ma in quel ciberspazio gestito e controllato da organismi non democratici.

Creative Commons è evidentemete in difficoltà  e la cosa non mi piace per niente. Prima Lessig approva i DRM di Sun in cambio di qualche liretta, ora si rimangia i principi del suo libro migliore. Desolante.

2 thoughts on “Ancora su Microsoft, CC e Lessig

  1. […] Nel frattempo qualche nota su una polemica scaturita da un post di Stefano Maffulli sul suo blog e riportato sulla lista Community di Creative Commons Italia. Stefano ha usato le parole sbagliate per etichettare una serie di azioni di Lawrence Lessig nelle relazioni con Microsoft e con SUN. E queste parole sono state recepite con comprensibile fastidio. Ma mi auguro che il rapporto di parentela – cuginato? – tra Free Software Foundation (nelle sue varie declinazioni [inter]nazionali) e Creative Commons possa – anzi, debba – rimanere improntato al dialogo. Da entrambe le parti. Ognuna delle due organizzazioni persegue una propria strategia, più o meno ortodossa e più o meno disponibile a un confronto anche con il Male. Inoltre ognuna delle due organizzazioni sta raggiungendo dei risultati rilevanti proprio a favore di utenti e autori (intesi nel senso più ampio e per averne conferma basta una breve scorrazzata sui rispettivi siti e sui motori di ricerca). Ma è arrivato il momento di mettere da parte ortodossie e diffidenze (ideali e metodologiche) perché solo un confronto concreto e proficuo può portare a una strategia condivisa e realmente efficace per controbattere l’attacco dell’industria della proprietà umana e culturale (che comprende tanto i contenuti quanto il software, veicolo perché questi si propaghino). […]

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