Volando da Foggia a Milano

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Sosta tecnica

Sosta tecnica,
originally uploaded by Stefano Maffulli.

Oggi ho sperimentato il volo dal Gino Lisa di Foggia a Milano Malpensa. I voli civili sono ripresi a Dicembre 2006, finanziati dalla Provincia di Foggia.

Mi sono sempre lamentato della mancanza di un aeroporto a Foggia (Bari Palese, pur essendo abbastanza vicino a Foggia, è orribilmente collegato: volare da Milano a Bari per andare a Foggia non è conveniente) e questa è stata l’occasione per provare il nuovo servizio. Il prezzo del volo complessivamente è tre volte il prezzo del treno. Un solo volo alle 6 del mattino. La compagnia aerea ha un aereo in riparazione, quindi il volo da Foggia fa scalo a Pescara, allungando il tempo di volo a 2 ore e 30 minuti circa. Da Malpensa a Milano ci vuole un’altra ora abbondante (inclusi tempi di attesa del treno). Totale tempo di percorrenza, dal check-in all’arrivo a Cadorna: 4 ore e 30 minuti circa. Il treno impiega 7 ore.

Messaggio agli amministratori della Provincia di Foggia: investite in collegamenti con Bari Palese, perché pagare le tasse per far volare 4 persone non ha molto senso. E comunque, se volete insistere sul Gino Lisa, inserite la tratta su lastminute.com perché i voli il resto del mondo li compra online e se Foggia lì non compare i turisti stranieri andranno a Brindisi e Bari.

Le reti Wi Fi aperte in Italia

Volete la mia opinione? Gli italiani fanno bene ad essere diffidenti. Anzi, dico meglio: gli italiani sono forzati ad essere diffidenti.’  Troppe leggi, troppe contraddizioni, troppo arbitrio da parte di giudici e altre istituzioni. Vediamo esempi ‘analogici’.’  Domanda semplice: si può andare in due sul motorino 50cc?’  La risposta è ‘dipende’, dalla targa, dall’età  del conducente e forse anche da altri fattori ergo, in ultima analisi, dall’umore del vigile (inesistente, perché virtualizzato con le telecamere) che ti ferma. Altro esempio: un locale pubblico che ha il bagno per disabili in fondo ad una scala, può avere la licenza? La risposta è ‘dipende’ e basta fare un giro in due bar milanesi per avere la conferma di quanto dico.

L’Italia è il paese del ‘vediamo, aggiustiamo, massì facciamo’ solo che se poi incocci con un vigile con la luna storta o un ispettore dell’ufficio igiene fresco di manualistica finisce a schifio.’  Ne parla anche il New York Times con il solito ritornello chitarra-baffineri-mandolino, ma si mangia bene…
Quindi vuoi che l’italiano mantenga aperto il suo accesso Wi-Fi?’  Ma se nemmeno sappiamo se è lecito! Se non rischiamo così che un aitante PM in cerca di gloria non decida di venirci a sequestrare macchine, router e compagnia, scoprendo nel frattempo che evadiamo le tasse, che la finestra del bagno non è abbastanza ampia, che i mobili dell’ufficio non sono a norma ecc ecc.’  Magari pure il business di FON è lecito in Italia (non si sa, FON non ha mai risposto e i pareri dei legali che ho sentito informalmente sono contraddittori –c.v.d.), ma chi se la sente di rischiare?

Io rischio.

links for 2007-02-14

Conversations about Second Life

I have kept my eyes open on Second Life since Linden Lab announced the intention to release as Free Software the server too, after releasing the client.  I am fascinated by virtual worlds and SL in particular because even if there are no dragons to kill or magics to spell, it seems to be amusing to many.  Even IBM is investing millions to develop activities on SL: it’s building virtual-offices and moving employees to work there. It seems an interesting experiment for widely diffuse organizations, like IBM. But also FSFs are widely diffused 🙂

IBM’s manager, Irving Wladawsky-Berger, has published a contribution to the debate on virtual worlds.  His point is that computer-aided visualization allows people to communicate visually, therefore SL facilitates communication.  This vision is coherent with IBM’s investement, as one would notice.

Three professors have contributed some good fuel to the debate around SL.  Prof. Henry Jenkins in his blog suggests that SL is interesting for participatory culture:

What’s striking to me is not that so many people still prefer to
consume professionally generated content (it has always been thus) but
what a growing percent of people are willing to consume amateur content
and what a smaller but still significant percentage of people are
willing to generate and share content they produced themselves. Second
Life interests me as a particular model of participatory culture.

Assistant professor of Writing and New Media at MIT Beth Coleman thinks that SL should have a standard for measuring it (see  Standard Metrics of Use by statician Dmitri Williams). Coleman thinks that SL helps communicating:

 

[…]many of the current platforms from
text message to instant messaging to virtual worlds are designs for
simultaneous connectivity. Putting a human face to things is a lot of
what this is about, even if that human face is a codebot.
 

The fourth blog entry is from Clay Shirky, a consultant, writer and teacher who is Adjunct Professor at NYU’s Interactive Telecommunications Program.  He is the most skeptical of the group, and expecially regarding demographics he says:

Linden’s Residents figures are methodologically worthless. Any claim about Second Life derived from a count of Residents is not to be taken seriously

With this in mind, Shirky goes into predictions:

I predict that Second Life will remain a niche application, which is
to say an application that will be of considerable interest to a small
percentage of the people who try it. […]The logic behind this belief is simple: most people who try Second Life don’t like it.

I found this last post the most challenging. I definitely agree with him that the promises of virtual reality have yet to be kept, avatars still don’t have body language. But still, I am a believer 🙂  What do you think?  Are you a skeptical or a believer?

Ricerca DOXA: chi scarica film va anche al cinema

Allora, carissimi politici, la prossima volta che vengono a battere cassa i peripatetici della FIMI o il sig. De Laurentis col suo entourage, fategli vedere i numeri:
Rai.it

Seimila famiglie intervistate dalla Doxa sul tema del downloading di film e video tracciano un quadro non prevedibile. Chi scarica film da Internet, va anche assiduamente al cinema.

La popolarità  del progetto GNU

Credo che Robin Good e Roberto Galoppini siano incappati nella testardaggine di Richard Stallman. La stessa testardaggine che lo ha spinto a riscrivere un sistema operativo intero, all’inizio da solo contro tutti, licenziandosi addirittura dal lavoro al MIT. Non è superfluo ricordarlo in questa sede. Che OGG sia un formato di ottima qualità  è indubbio, come è indubbio che non abbia alcuna parte brevettata e per questo piace alle FSF e a Stallman: è uno strumento per ricordare a tutti che i brevetti sul software sono un male per la società .

Roberto giustamente nota che OGG è un formato privo di specifiche, sebbene abbia il codice sorgente di programmi rilasciati con licenze BSD come riferimento. Il mio lettore di audio supporta OGG, ma è vero che non ce ne sono molti in commercio. Sulla specifica richiesta di rimuovere i file da youtube non sono molto d’accordo con Richard: l’importante in questi casi è offrire una scelta. Però devo ammettere che con questa sua richiesta a Robin Good ha provocato un po’ di post sul tema dei formati per il multimedia, no? 🙂

Commercial Open Source Software » Stallman starts a campaign promoting Ogg Theora

PI: DRM, l’industria bacchetta Steve Jobs

Ed eccoli infatti, come c’era da aspettarsi: i signori delle canzonette dicono che la colpa è del cattivone Jobs troppo occupato a far soldi con il suo DRM, che non è interoperabile, che il problema sta tutto lì. Ah, che buffonate, che teatrino. Abbiamo due categorie di aziende simili per lo scarso rispetto dei propri clienti. Ci sono quelli che lucrano distribuendo le stesse canzonette, e non si fanno scrupoli a rovinare famiglie e minacciare il carcere ai 15enni. Dall’altro ci sono Apple e Microsoft (che pure non si fa scrupoli a mandare in Siberia un professore… ne parlerò in futuro) che per vendere i loro programmi e apparecchi non hanno problemi a fare accordi con i canzonettari, anche queste senza curarsi dei loro clienti.

Ma ho l’impressione che Jobs i canzonettari li abbia fregati e questi ora non ci stanno. Da un lato è evidente che i suoi clienti si stanno lamentando del suo prodotto difettoso, l’ipod che ti tiene in ostaggio la tua musica, quella regolarmente acquistata e addirittura quella distribuita con licenza Creative Commons. È anche evidente che le major temono questa posizione dominante di iTunes: temono che per vendere le loro note debbano pagare il pedaggio a Jobs. Ricordatevi la storia: quando Jobs lanciò il servizio i dinosauri delle major non immaginavano che avrebbe avuto successo. Probabilmente ora che vedono i soldini finire più nelle casse di Apple che nelle loro trovano che l’accordo non è più remunerativo e vogliono rinegoziarlo. E Jobs che dovrebbe fare? Non me lo vedo dire sissignore padrone. Lui alza il tiro sobillando i suoi milioni di clienti contro le major.

Bravo, aiutiamo Jobs: ha ragione, via il DRM… ecco la VERA E UNICA soluzione interoperabile che garantisce una società  digitale libera.
PI: DRM, l’industria bacchetta Steve Jobs