Buy, sell, regret. A lesson from a good professor

My professor of International Economics, Fabio Sdogati, is quite a character: he has a very effective teaching style and I really like to go to his lessons. Last night’s lesson was about exchange rates policies. He was showing a graph to demonstrate how exchange rates follow clear political decisions. His theory is that, at least in the mid-long term, the monetary markets are governed by politics, not by market rules. Answering a question about when to (dis)invest in currency that is about to [de|ap]preciate against another, he gave a small piece of advice:

don’t even try to buy/sell at the peaks. The rule is: buy, sell, regret!

In his roman accent it sounded great. I love him 🙂

2 thoughts on “Buy, sell, regret. A lesson from a good professor

  1. Caro Stefano, mi sono convinto che il liberismo non sia la panacea di tutti i mali.
    Alcune suggestioni:

    1) vedi il capitalismo selvaggio cinese dove coesistono sviluppo caotico e coercizione della libertà .

    2) sono d’accordo con tanti osservatori quando dicono di tagliare gli sprechi dello stato sociale o della politica. Ma altra cosa è abolirlo. Il sistema assistenziale europeo è una delle vette più alte dello sviluppo mondiale, dà  una parvenza di sicurezza a tutti. Il problema non è abolirlo, ma semmai snellirlo per farlo durare il più a lungo possibile, anche per i figli, i nipoti e i cittadini extracomunitari che vengono a visitarci. Utopia?

    3) connesso al tema economico secondo me c’è il tema della moralità , che in Italia viene sempre sottovalutato, anche quando è connesso alla politica. Secondo me se guardiamo con occhio morale alle rendite di posizione dei sindacati, di certi vecchi gruppi economici, delle categorie più protette, forse riusciremo ad ottenere anche uaklche risultato economico.
    Ciao
    Dino

  2. Ciao Dino, nemmeno io credo alle panacee e colgo alcuni tuoi spunti su cui spero di trovare il tempo di approfondire nei prossimi giorni. Io non penso sia una buona idea abolire lo stato sociale, ma forse bisognerebbe chiarirsi su cosa si intende per questo. Per esempio, parlando di sanità , notavo qualche giorno fa che ho un dentista privato (che pago per intero) mentre altri specialisti li consulto sempre in ambulatori privati (seppur convenzionati). Alla fine penso che forse sarebbe meglio che le famiglie ricevessero dallo stato un buono da spendere in servizi (sanitari, scolastici, ecc) in questo modo le strutture improduttive morirebbero e ci sarebbe spazio per sanità  ed educazione nelle scuole. E sappiamo che in quegli ambiti non possiamo far altro che migliorare.

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