Le assurdità italiane

Certi giorni mi sveglio e vengo investito da sensazioni orribili. Oggi è uno di quelli. Chiamo Fastweb per disdire il mio costosissimo contratto e mi sento dire che devo mandargli una raccomandata con ricevuta di ritorno. Il costo di una raccomandata è almeno 2 ore di tempo bruciato, tra andare in ufficio postale, fare la fila e tornare al lavoro. Come professionista sono costretto ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e il ministro si affanna a pubblicizzarla in tv come alternativa della raccomandata. Ma Fastweb non accetta la PEC per la disdetta (non sia mai, solo carta, per carità … la vuole vergata col sangue, dico io?), mentre per l’attivazione basta riempire un formulario online.

Assurdo che le leggi siano così ‘avanti’, ma addirittura le aziende ‘hi-tech’ non ci stanno dietro.

9 thoughts on “Le assurdità italiane

  1. Se hai il RID per Fastweb ti consiglio caldamente di bloccarlo in banca… Infatti io ho mandato la raccomandata a maggio 2009 e hanno continuato ad addebitarmi canoni e varie cose fino a Novembre 2009. Per il rimborso di quanto non mi spettava, dopo cento fax, telefonate, etc., dovrò aspettare “180 giorni”, ossia se va bene me li ridaranno a maggio 2010, un anno dopo la disdetta. Stupida io ma dinosauro inefficiente (e un po’ imbroglione) Fastweb…

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  2. E se posso aggiungere un piccolo commento, Fastweb è un gestore accreditato di PEC (http://www.cnipa.gov.it/site/it-it/Attivit%C3%A0/Posta_Elettronica_Certificata__%28PEC%29/Elenco_pubblico_dei_gestori/)

    Aggiungo che ho chiesto di disdire per telefono e mi hanno detto che dovrò pagare una penale di 86 euro. Ho detto “Ma non c’era stata una legge Bersani per eliminare questi costi di uscita?”. E l’operatore “Sì, ma purtroppo siamo Italia”. E se lo dice anche lui 😦

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  3. Scusate, ma la PEC non è parificata (anzi meglio) alla raccomandata? Nel caso in cui voi spediate la disdetta a Fastweb o ad altri operatori alla loro casella PEC, è uguale all’invio di una racc. A/R quindi, nonostante possano dire verbalmente ciò che vogliono, ha valore legale.

    Ciao

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    1. Ci sono due problemi con quello che dici: il primo è che per spedire un messaggio PEC bisogna conoscere l’indirizzo PEC del destinatario. E Fastweb all’epoca non lo pubblicizzava (non so se sono cambiate le cose). Altro problema è che non rispettare le loro regole aggiunge rischi legali: se loro non riconoscono la PEC come modo valido per disdire l’abbonamento e ti caricano comunque la carta di credito sta a te poi discutere coi legali per lo storno. Tu hai avuto fortuna con la PEC di Fastweb ?

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    1. Scusate ma come si fa a capire se quello è l’indirizzo di posta certificata dell’azienda fastweb spa con piva 12878470157 ?
      Cioè, ..parliamoci chiaro. Le aziende non lo pubblicizzano perchè con la raccomandata tradizionale possono perdere tempo (un mese, circa) mentre la pec è immediata.
      Uno per conoscere la pec di una azienda che deve fare una visura???

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  4. Ragazzi, per cortesia, non credete a tutto quello che vi dicono. Cercate l’indirizzo pec, ed inviate la documentazione per posta certificata, quando faranno problemi chierirete di aver spedito regolare disdetta con posta legale certificata. nessun giudice vi può mai dare torto, perchè ci sono leggi e regolamenti specifici che legittimano la PEC per tutti gli usi.

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    1. E` probabile che ora Fastweb pubblicizzi la PEC e che la consideri valida. All’epoca in cui la cercai io questa possibilita` non c’era. Certo che si puo` andare da un giudice… io lo consiglio sempre ai miei nemici 🙂

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