Perché ATM Milano non aiuta la città

Si legge in giro che il problema di Milano è il traffico e la soluzione sarebbe un uso diffuso dei mezzi pubblici.

Poi vai sul sito di ATM per calcolare un percorso e ti rendi conto che per loro il passante non esiste, che il sito mobile non ha i tracciati dei mezzi di superficie e che i dati sul traffico non sono comprensibili se non si è un tassista. Quindi una volta fuori di casa non puoi nè sapere dove si trova la fermata di bus/tram più vicina e non puoi neanche sapere quando passerà un mezzo alla fermata più vicina a meno che non vai alla fermata (e pregare che il visore funzioni).

Allora pensi di chiedere a Google il percorso con mezzi pubblici, ma Google non ha questi dati per Milano mentre la maggior parte delle metropoli ce li ha.

Poi vedi cosa sarebbe possibile se ATM cominciasse a dare all’esterno tutti i suoi dati, come fanno per esempio a Boston. Il core business di ATM è vendere biglietti, quindi invece di spendere soldi per sviluppare client multipiattaforma, mobile inclusi, dovrebbe regalare i suoi dati a tutti come fanno gli altri. I client e i widget li farebbero aziende specializzate a sviluppare applicazioni. Mica è fantascienza: migliorerebbe il traffico.

The power of interoperability (and geo-information)

I love geo-information.’  I still work on GIS, every now and then (I’ve just finished a project to map damages in Venetian buildings together with Politecnico di Milano and others) and it’s so much fun.’ ’  It’s great when you can integrate data from different sources and make sense of different phenomenons. The Venice application maps damages in buildings and it allows to integrate also data from marine flows, traffic in the canals (and their waves), winds and so on, in search of cause-effect correlation. Integration is a powerful tool and you need interoperability for that.

Fabrizio integrated Dash with with myFUNAMBOL,

which now pushes to the device my calendar events. That is, if I put an appointment on my Outlook and I add the location in it, it shows up in the car. I mean, I get in the car and I have all my appointments there. One click and I get routed to the place (with the fastest route, avoiding traffic jams).

This new gadget sounds so cool, I almost want to finally buy a car (I never had one, I prefer carsharing), get a Dash and move to California.’  For now I’ll stay in Milano, keep the scooter and participate to OpenStreetMap in Milano next Sunday.

Tanti standard, ma pochi contributi?

Da una chiacchierata’ sugli standard nel campo delle informazioni geografiche, la famiglia ISO 19100, Piergiorgio Cipriano ha posto una domanda cui non so rispondere facilmente:

secondo te (voi) perchè in Italia pochissimi si prendono la briga di partecipare attivamente all’attività  ISO o CEN? Sarebbe molto utile una partecipazione più nutrita e costruttiva.’  In modo da non limitarsi a dire “beh, questo standard così come lo hanno scritto non è applicabile” ma piuttosto contribuire a “scrivere” gli standard.

La mia esperienza con ISO’ si limita all’atipico caso del fasttrack di OOXML, dove la partecipazione è stata molto molto nutrita.’  Non faccio fatica a credere che in generale la partecipazione alla stesura degli standard sia diversa.’  Però nemmeno immagino folle accalcate per sviluppare uno standard: come attività  è piuttosto costosa in termini di tempo e risorse da impegnare.’  La ricerca operativa può fare qualcosa? Secondo me sì, specialmente nel campo geografico.’  Il formato di Google KML è in corso di standardizzazione ISO 19100 e varrà  la pena seguirne gli sviluppi perché ora è chiaro quanto ISO sia vulnerabile all’approvazione di formati e protocolli che non consentono alcuna interoperabilità  reale.

Parlando di free/libre GIS

Mi sono preso una piccola soddisfazione recentemente completando un’attività  di ricerca con il Politecnico di Milano: sono riuscito a far digerire all’erogatore dei fondi di usare un webgis libero invece di un altro noto prodotto proprietario.’  Grande onore al merito va agli sviluppatori di ka-map, gli Ominiverdi che letteralmente in poche ore hanno agganciato il mio database di edifici storici veneziani al mapserver costruendo una bella interfaccia (da provare la.’  L’esperienza con l’alternativa proprietaria invece è stata solo frustrante, e non solo dal punto di vista tecnico: gestire l’acquisto di una licenza per un solo progetto, per di più a fine finanziamento, era un’idiozia per un’università .’  Il software libero ha vinto anche in questo caso (NB: è un proof-of-concept, la macchina non sempre risponde).
Sono contento di leggere che Autodesk è soddisfatta dei risultati raggiunti rilasciando Mapguide. Ora gli altri che non sono ESRI (il leader indiscusso del settore) dovranno seriamente riconsiderare le proprie politiche commerciali.

Autodesk’s first year as a member of the open source community has been a successful one.

Commercial Open Source Software » Open Source GIS: Autodesk’s first year in review

Google Maps: da Milano a New York

Mi è stato segnalato questo itinerario. Assolutamente da leggere il punto 45. A me ha fatto sorridere 🙂 In ogni caso è un esempio come risolvere il problema del cambio di mezzo tramite l’algoritmo di routing. Un’altra soluzione, più corretta, sarebbe “cerca un piroscafo per attraversare l’Atlantico’.
Google Maps: rotta su New York

Aggiornamento: oggi è il giorno delle mie scoperte su Google Maps cui sono stati aggiunti gli ingombri degli edifici in visione assonometrica. Solo per alcune città  USA. Qui alcune strade di New York.

I costi di Galileo salgono a quasi 4 miliardi

Galileo è il servizio per il posizionamento spaziale, concorrente civile europeo del Global Positioning System (GPS) statunitense, controllato dai militari.’  Consta di 30 satelliti da mandare in orbita (GPS ne usa 24), di cui uno già  in volo dal dicembre 2005 e il secondo, in ritardo, partirà  nel 2007.’  Diversamente dal GPS, Galileo ha come obiettivo quello di generare ricavi. Infatti in parte è co-finanziato da varie aziende private, oltre che dai governi di Unione Europea, India, Cina e Brasile.’  I costi previsti sono saliti dai 915 milioni di Euro nel 1999 agli attuali 3.8 miliardi di oggi.
Non avevo mai capito come queste aziende pensassero di guadagnare visto che il segnale della rete di satelliti sarà  comunque disponibile.’  Un articolo del Wall Street Journal conferma che il modello di business non è chiaro e che i potenziali acquirenti (le compagnie aeree, per esempio) non hanno intenzione di pagare Galileo per avere un servizio che il GPS già  concede gratuitamente.’  Come andrà  a finire?