Il pianto greco gerontologico

Il nuovo pianto greco degli artisti che lamentano perdite inesistenti e accusano i motori di ricerca di rubargli guadagni. Sono i soliti lamenti già sentiti e già ampiamente sbugiardati da molto più esperti di me in materia. Una cosa mi è saltata agli occhi: le rughe dei protagonisti del video.

Enrico Ruggeri 41 anni
Gino Paoli 78 anni
Caterina Caselli 66 anni
Ludovico Einaudi 57 anni
Roberto Vecchioni 68 anni
Franco Battiato 67 anni
Mario Lavezzi 64 anni
Ron 59 anni

Che altro vogliono questi relitti?

A scopo informativo, vale la pena riguardare questo video di Rob Reid a TED su come i conti dei cari vecchietti non tornano.

http://s3.amazonaws.com/s3.www.universalsubtitles.org/embed.js

La F§uffa su Facebook della Moratti danneggia tutto il settore

Da professionista di marketing continua a darmi fastidio la tempesta che sta agitando l’Italia. Se questi sono i professionisti del settore in Italia non mi stupisce che gli investimenti su Internet e social media non decollino.

Secondo la mia ricostruzione, la storia inizia con Pierotaglia su FriendFeed con questo commento:

Certo che la Moratti su Facebook deve aver fatto dei miracoli per passare da 3000 fan a 24.700 in soli tre giorni

Un’interpretazione del risultato viene da Francesco M. che dice:

dalla scorsa settimana hanno una nuova agenzia che li segue, The Fool di Matteo Flora, questo è anche il nuovo social-sito http://www.mirispondi.it/Francesco M.

Matteo Flora prova a spiegare la crescita miracolosa dei fan dando qualche dettagli, vantandosi pure un po’:

Qualche dato (come promesso) suiFan: spiacente ma niente magheggi, nulla di più che una seria campagna targettizzata sul cluster territoriale. Peraltro se guardate bene come la controparte. Secondo me (ma non ho le cifre di nessuno dei due) l’effort “per fan”” è consimile, solo su differenti durate. Ho visto campagne da 50/60K fan die. Avevamo opportunità di accorpare ma non ci è sembrato il caso. Ovvio, molti sono li per essere ostili e ci sono centinaia di insulti pesantissimi all’ora che rimuoviamo per puro decoro. – Matteo Flora

Nessun magheggio, dice. E più sotto specifica:

@Max: Quello che ci è stato chiesto è una infrastruttura per diramare informazioni e per gestire FanPage e contenuti. Non vengo pagato per acquisizione fan. Quello è lavoro di Advertising. – Matteo Flora

Poi però accade che qualcuno si accorge che qualcosa non quadra e trova siti civetta con codice truffaldino. Bak su Friendfeed e altri di cui ho già parlato. Al che Flora scatta ma continua a non dare dettagli, oltre a dire che lui non c’entra:

Due precisazioni: NON seguiamo e NON ABBIAMO mai seguito la parte di advertising (nè di performance Marketing). E oltretutto mi sento di poter affermare abbastanza tranquillamente che non sia opera della società incaricata che è seria e competente e si è dichiarata disposta a mostrare precise statistiche. Credo che sia l’ennesima #sucate per mostrare un lato falso della vicenda. – Matteo Flora

e  si innervosisce pure:

Devo rammentarvi che accuse verso la società che rappresento non motivate DOVRANNO risultare in azioni volte alla nostra tutela. – Matteo Flora

Più tardi il comitato della Moratti si ‘dissocia dalle scorrettezze in campagna web‘ e, in stile mafioso, non fa nomi. Dice solo che

Le operazioni di pubblicità Online sono sempre state condotte secondo le norme e le modalità prescritte da Facebook affidando l’incarico ad una primaria società di settore

Anche The Fool, l’azienda di Flora, si dissocia… Tutti possono sbagliare, però in tutto questo finora non ho trovato nessuno che si è scusato, nessuno che ha detto ‘abbiamo capito cosa è successo e non lo faremo più’. Ho letto sono ‘non sono stato io’.

Lo spettacolo è davvero poco edificante. Ma poi, che senso ha raccogliere Fan in modo così inorganico? Tutta la letteratura in materia consiglia di lavorare per avere una crescita organica di lettori, fan, follower, “expression vs impression“, ecc.  E pensare che mi ero scandalizzato solo per aver notato Michele Coppola candidato sindaco creare un account nuovo su Twitter solo per la campagna elettorale: chi gliel’avrà consigliata sta mossa?

Come evitare di diventare fan della Moratti su Facebook

La campagna elettorale della Moratti si fa coi figuranti vestiti da zingari e tossici nei metrò e con script poco tecnologici su siti civetta per fare crescere i ‘Mi piace’ su Facebook.

La notizia così come l’ha svelata originariamente Claudio Messora e Wired.it l’ha ripresa senza aggiungere niente (ma li pagano quelli che scrivono sul blog di Wired Italia?). Leggendo qui e pare che l’architetto del trucco sia FBAdvertising di tale Alessandro Gargiulo, autore anche di uno scriptino ingannatore che vende su un forum.

A Gargiulo si arriva guardando i domini coinvolti nel trucco: sono svariati e la maggior parte non espongono i dati del registrar. Però si vede che fatti-fantastici.info e pannelloseo.it, altro dominio coinvolto, hanno lo stesso IP 188.165.214.5 e il registrant del secondo è Alessandro Gargiulo. La sua FBAdvertising vende ‘traffico su Facebook‘. Indizi interessanti. Marco d’Itri su FriendFeed trova anche un altro nome: Flavio Li Volsi di flaviolivolsi.net (host sullo stesso IP). E peraltro, non c’è solo la Moratti coinvolta ma si trovano anche altri marchi nella cache di Google (Samsung, per esempio).

Quello che ancora non ho letto è che per evitare di diventare fan di un innominato qualsiasi la seconda cosa migliore da fare è di non andare in giro per la rete senza aver prima fatto il logout da Facebook! Quando esci di casa la chiudi la porta? Fà lo stesso con Facebook: se entri, ricordati di uscire così eviti di cliccare sulle trappole. In ogni caso sappie che tutto quello che fai è tracciato e riportato al cugino Mark (Zuckerberg).

PS la cosa migliore da fare è non usare Facebook 🙂 O installare NoScript.

Il populismo sta uccidendo l’Italia

Nerino Grassi, il proprietario della Golden Lady di cui la Omsa fa parte[…] vuole chiudere lo stabilimento di Faenza e licenziare le 320 donne e i 30 uomini che ci lavorano semplicemente perché gli conviene spostare la fabbrica in Serbia, dove il lavoro costa meno.

Le fabbriche vanno in Serbia non perché il lavoro costa meno ma perché la Serbia paga di più. Lo stato italiano, al contrario, non solo non ha nemmeno gli occhi per piangere ma neanche c’è uno straccio di proposta concreta in parlamento per rendere il paese più competitivo.  Per questo le fabbriche se ne vanno, non per altro. Gli imprenditori, i laureati, chiunque può, vota coi piedi. Sappiatelo.

via Omsa di Faenza.

Chiediamo ancora dove sono finiti i 10 milioni

Dove sono i 10 milioniPure quest’anno la stessa domanda posta a fine 2007 all’allora ministro Nicoloais, anche se cambia il nome del ministro: Ministro Brunetta dove e come sono stati investiti gli ultimi 10 milioni per l’innovazione?

La Finanziaria 2007 ai Commi 892 e 895 (di seguito allegati) prevedeva 10 milioni di euro per tre anni (2008, 2009, 2010) per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali con priorità a chi utilizza o sviluppa applicazioni software a codice aperto.

I primi 20 milioni sono stati spesi così.

via Dove sono finiti gli ultimi 10 milioni di euro? – Wired.it.

Investire in politica conviene coi rimborsi elettorali

Bello leggere dati e numeri. Su Noise From Amerika c’è una bella analisi della legge sui “rimborsi” elettorali che rimborsi non sono (nemmeno secondo la Corte dei Conti). Ma i partiti, tutti, nessuno escluso, se ne fregano e hanno fottuto agli italiani dal 1993 ad oggi 2.254 Milioni di euro!

Che di rimborso non si tratta lo dice la Corte dei Conti. Guarda che ROI:

Pensate che 100 euro investiti da Rifondazione Comunista nella campagna elettorale del 2006 sono diventati 2.135 euro. […] Per le elezioni del 2008 il record, invece, spetta alla Lega Nord: le spese accertate dalla Corte dei Conti sono state di 2 milioni e 940 mila euro e i voti ottenuti hanno dato al Carroccio il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione 8 milioni e 277 mila euro all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385 mila euro. Dunque 100 euro investiti dalla Lega nella campagna elettorale del 2008 sono diventati 1.408 euro. Per quanto riguarda i due partiti (per ora) maggiori, il PDL e il PD, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 mentre il secondo dopo averne speso 18 ne incasserà 180.

Ma è questo commento che mette tutto in prospettiva:

La somma del contributo pubblico, solo per questi due partiti, fa 382 milioni: più del doppio del gettito 2008 dell’ imposta sul gioco del Totocalcio e dell’Enalotto (179 milioni. Fonte ISTAT , analisi delle imposte indirette, tavola 18).

Ciò detto, conviene andare di nuovo al voto? via noiseFromAmeriKa : Rimborsi elettorali? No, grazie!.

Orrido olezzo emana dall’Italia

Troppo facile fare giochi di parole sulla vicenda Profumo, ma davvero è il caso di dire che qui qualcosa puzza. E si sente fino a qui!  Ma come, Profumo ha tirat su una delle più importanti banche del mondo, un colosso che può aiutare tutta la grande industria italiana rimasta ad internazionalizzarsi e che mi fanno sti mutandari leghisti? Me lo trombano? e per cosa, poi? La scusa dei libici pare solo una scusa, è evidente.

Secondo Giavazzi siamo alle solite: i politici vogliono tenere le mani in tutta la pasta, e la spiegazione mi suona come reale (e terribile –il commento del sindaco di Verona è un pugno allo stomaco e questo post ha altri link interessanti). Ho raccolto i fatti leggendo la stampa estera (i ‘comunisti’ dell’Economist, Bloomberg e Reuters) che tanto di quella italiana non c’è di che fidarsi.

Infatti questa vicenda raccoglie e amplifica tutti i mali italiani: i partiti che vogliono controllare ogni aspetto della società e i giornali che perdono di vista i fatti e falliscono nel loro scopo di informare. Luca Sofri fa un po’ di dietrologia guardando all’andamento delle azioni Unicredit influenzato dai titoli del Corriere, che ha dato in anticipo notizie non confermate. Sarà pure che soci RCS sono anche soci del Corriere, e qualcuno avrà messo pure qualche milioncino da parte. Ma non mi pare sia questo il ‘vero’ caso Unicredit.

La sostanza mi pare sia invece la possibilità che un sindaco di un paesello italiano sia in grado di tirare giù il CEO della più grande banca europea. Se così fosse, che futuro volete che abbia il Paese se un politichello di bassa lega può raggiungere un obiettivo del genere? Ma pensiamo veramente che il distretto delle mutande/calze/sedie del veronese sia un patrimonio di così alto valore da meritare questo sacrificio?

Parliamo e non ci capiamo: produttività per esempio.

Un esempio da manuale di come in Italia si urla troppo e si è persa la sana abitudine di capire. Ne

Noi dicevamo “il problema è la produttivita’ che non cresce da 15 anni, bisogna fa crescere la produttivita'”, loro (a sinistra, ndr) capivano “il problema è la produttività che non cresce da 15 anni, bisogna spremere i lavoratori.”

Da leggere su noiseFromAmeriKa : La produttività: un esempio..

FIEG si lamenta di Google ma i giornalisti dimenticano la sintassi

Se poi uno si chiede perché i giornali non li vuole comprare più nessuno, leggete qui sotto cosa scrive il Corriere online e ditemi voi se ci capite qualcosa:

Il colosso del web si impegna anche a comunicare «attraverso l’interfaccia della rete AdSense (il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario) disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online», ovvero il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario.

Evidentemente è andato male il copia-incolla, ma nessuno ha riletto. La FIEG se la prende con Google, mentre dovrebbe pensare ad innovare e dare prodotti di qualità. Invece ci tocca sorbire il solito pianto greco della tassa sulle locomotive elettriche.

L’Antitrust detta le regole a Google – Corriere della Sera.

How To Read Open Document Format ODF documents on Symbian

My previous post on the topic generated quite a discussion about Open Document Format (aka ISO 26300) documents on mobile platforms. My argument was that ODF support on most mobile platforms is still poor compared to the proprietary counterparts. From the discussion that happened on identi.ca I learned about a quite decent Symbian reader for ODF files, called Office Reader. I tested it using Funambol email push and sync client on my Nokia E71 and the results are quite good. You can see from the screenshots below (taken from a pretty complex ODT test file) that the text rendered correctly.  I’m confident that I would be able to get an idea of the attached document and, if it was a press release, for example, I think I would OfficeReader would present enough information to approve it or not. This is the  if you want to compare to the mobile version. I’ve tested also a couple of ODP presentations and spreadsheets: they are rendered good enough to get an idea of what kind of document it is, but not as well as the text file.

I downloaded and installed OfficeReader directly from the phone’s browser, but of course all other options are valid. Check the FAQ if you can’t install or run it (I had to allow your phone’s operating system to run unsigned apps).

PS I took the screenshots with the free software Screenshot application (GPL license but the install screen says ‘freeware -not to be sold’ ?!?).