Freedom of press is challenged in Italy

Italian blogger Carlo Ruta has been sentenced for producing an illegal editorial product on appeal by an Italian court. For the first time, remote fears have become a reality: you can be sentenced for stating your opinions online. Here we have the results of the laws passed slowly over 15 years that has eroded freedom of speech in Italy.

According to a law passed in 2007, every blog or website in Italy is to be considered a publication and undergo the same obligations of printed newspapers and magazines. This law allowed for Ruta’s blog ‘Accade in Sicilia’ to fall under an anti-fascist law passed in 1948 that forbids publications that are not registered by the national Communications Authority.

Ruta’s blog is offline since 2004 but accessible on Webarchive.org: it contains information and results of his research about recent history of Sicily, including the homicide of journalist Giovanni Spampinato.

Italian newspaper La Stampa has a brief interview with Ruta where he says he believe he may have touched some nerves with his blog. It’s a sad day for me.

Update: I have discovered that Accade in Sicilia is not the only case. ChiusiNews was also closed, not by a court order but by the intimidation of the powerful Journalist’s Guild. Thanks to Arturo di Corinto for the headsup.

Come evitare di diventare fan della Moratti su Facebook

La campagna elettorale della Moratti si fa coi figuranti vestiti da zingari e tossici nei metrò e con script poco tecnologici su siti civetta per fare crescere i ‘Mi piace’ su Facebook.

La notizia così come l’ha svelata originariamente Claudio Messora e Wired.it l’ha ripresa senza aggiungere niente (ma li pagano quelli che scrivono sul blog di Wired Italia?). Leggendo qui e pare che l’architetto del trucco sia FBAdvertising di tale Alessandro Gargiulo, autore anche di uno scriptino ingannatore che vende su un forum.

A Gargiulo si arriva guardando i domini coinvolti nel trucco: sono svariati e la maggior parte non espongono i dati del registrar. Però si vede che fatti-fantastici.info e pannelloseo.it, altro dominio coinvolto, hanno lo stesso IP 188.165.214.5 e il registrant del secondo è Alessandro Gargiulo. La sua FBAdvertising vende ‘traffico su Facebook‘. Indizi interessanti. Marco d’Itri su FriendFeed trova anche un altro nome: Flavio Li Volsi di flaviolivolsi.net (host sullo stesso IP). E peraltro, non c’è solo la Moratti coinvolta ma si trovano anche altri marchi nella cache di Google (Samsung, per esempio).

Quello che ancora non ho letto è che per evitare di diventare fan di un innominato qualsiasi la seconda cosa migliore da fare è di non andare in giro per la rete senza aver prima fatto il logout da Facebook! Quando esci di casa la chiudi la porta? Fà lo stesso con Facebook: se entri, ricordati di uscire così eviti di cliccare sulle trappole. In ogni caso sappie che tutto quello che fai è tracciato e riportato al cugino Mark (Zuckerberg).

PS la cosa migliore da fare è non usare Facebook 🙂 O installare NoScript.

When millions of people beat millions of dollars

Every time I hear someone saying that something can’t be done, it’s too hard, there are interests and forces against you that are too big, I remember this David vs. Goliath photo and the months, years of fight that lead to a big victory. And the lessons I learned on how to talk to high-level politicians and super-lawyers,  how to influence people and turn enemies into allies.

For years, the free software movement rallied European citizens and small and medium businesses to reject a very bad directive on patentability of ‘computer implemented inventions’ (in other words, software) that would have damaged society in the long run. We managed to coordinate a strategy between different organizations, like FFII and FSFE. The movement succeeded in building a vast coalition of supporters against the directive, across the political spectrum. We isolated European giants SAP and Nokia, left alone to support a directive that appeared to be written by US-based multinationals.

This picture taken the day of the vote in 2005 shows  the different size of the budget: the big guns had a full boat floating in the canal next to the European Parliament in Strasbourg and a huge banner. Our movement had canoes and small flags.

They had millions, we were millions. And we won.

Software Patents Kill Innovation

Il populismo sta uccidendo l’Italia

Nerino Grassi, il proprietario della Golden Lady di cui la Omsa fa parte[…] vuole chiudere lo stabilimento di Faenza e licenziare le 320 donne e i 30 uomini che ci lavorano semplicemente perché gli conviene spostare la fabbrica in Serbia, dove il lavoro costa meno.

Le fabbriche vanno in Serbia non perché il lavoro costa meno ma perché la Serbia paga di più. Lo stato italiano, al contrario, non solo non ha nemmeno gli occhi per piangere ma neanche c’è uno straccio di proposta concreta in parlamento per rendere il paese più competitivo.  Per questo le fabbriche se ne vanno, non per altro. Gli imprenditori, i laureati, chiunque può, vota coi piedi. Sappiatelo.

via Omsa di Faenza.

Chiediamo ancora dove sono finiti i 10 milioni

Dove sono i 10 milioniPure quest’anno la stessa domanda posta a fine 2007 all’allora ministro Nicoloais, anche se cambia il nome del ministro: Ministro Brunetta dove e come sono stati investiti gli ultimi 10 milioni per l’innovazione?

La Finanziaria 2007 ai Commi 892 e 895 (di seguito allegati) prevedeva 10 milioni di euro per tre anni (2008, 2009, 2010) per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali con priorità a chi utilizza o sviluppa applicazioni software a codice aperto.

I primi 20 milioni sono stati spesi così.

via Dove sono finiti gli ultimi 10 milioni di euro? – Wired.it.

Investire in politica conviene coi rimborsi elettorali

Bello leggere dati e numeri. Su Noise From Amerika c’è una bella analisi della legge sui “rimborsi” elettorali che rimborsi non sono (nemmeno secondo la Corte dei Conti). Ma i partiti, tutti, nessuno escluso, se ne fregano e hanno fottuto agli italiani dal 1993 ad oggi 2.254 Milioni di euro!

Che di rimborso non si tratta lo dice la Corte dei Conti. Guarda che ROI:

Pensate che 100 euro investiti da Rifondazione Comunista nella campagna elettorale del 2006 sono diventati 2.135 euro. […] Per le elezioni del 2008 il record, invece, spetta alla Lega Nord: le spese accertate dalla Corte dei Conti sono state di 2 milioni e 940 mila euro e i voti ottenuti hanno dato al Carroccio il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione 8 milioni e 277 mila euro all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385 mila euro. Dunque 100 euro investiti dalla Lega nella campagna elettorale del 2008 sono diventati 1.408 euro. Per quanto riguarda i due partiti (per ora) maggiori, il PDL e il PD, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 mentre il secondo dopo averne speso 18 ne incasserà 180.

Ma è questo commento che mette tutto in prospettiva:

La somma del contributo pubblico, solo per questi due partiti, fa 382 milioni: più del doppio del gettito 2008 dell’ imposta sul gioco del Totocalcio e dell’Enalotto (179 milioni. Fonte ISTAT , analisi delle imposte indirette, tavola 18).

Ciò detto, conviene andare di nuovo al voto? via noiseFromAmeriKa : Rimborsi elettorali? No, grazie!.

Orrido olezzo emana dall’Italia

Troppo facile fare giochi di parole sulla vicenda Profumo, ma davvero è il caso di dire che qui qualcosa puzza. E si sente fino a qui!  Ma come, Profumo ha tirat su una delle più importanti banche del mondo, un colosso che può aiutare tutta la grande industria italiana rimasta ad internazionalizzarsi e che mi fanno sti mutandari leghisti? Me lo trombano? e per cosa, poi? La scusa dei libici pare solo una scusa, è evidente.

Secondo Giavazzi siamo alle solite: i politici vogliono tenere le mani in tutta la pasta, e la spiegazione mi suona come reale (e terribile –il commento del sindaco di Verona è un pugno allo stomaco e questo post ha altri link interessanti). Ho raccolto i fatti leggendo la stampa estera (i ‘comunisti’ dell’Economist, Bloomberg e Reuters) che tanto di quella italiana non c’è di che fidarsi.

Infatti questa vicenda raccoglie e amplifica tutti i mali italiani: i partiti che vogliono controllare ogni aspetto della società e i giornali che perdono di vista i fatti e falliscono nel loro scopo di informare. Luca Sofri fa un po’ di dietrologia guardando all’andamento delle azioni Unicredit influenzato dai titoli del Corriere, che ha dato in anticipo notizie non confermate. Sarà pure che soci RCS sono anche soci del Corriere, e qualcuno avrà messo pure qualche milioncino da parte. Ma non mi pare sia questo il ‘vero’ caso Unicredit.

La sostanza mi pare sia invece la possibilità che un sindaco di un paesello italiano sia in grado di tirare giù il CEO della più grande banca europea. Se così fosse, che futuro volete che abbia il Paese se un politichello di bassa lega può raggiungere un obiettivo del genere? Ma pensiamo veramente che il distretto delle mutande/calze/sedie del veronese sia un patrimonio di così alto valore da meritare questo sacrificio?

Parliamo e non ci capiamo: produttività per esempio.

Un esempio da manuale di come in Italia si urla troppo e si è persa la sana abitudine di capire. Ne

Noi dicevamo “il problema è la produttivita’ che non cresce da 15 anni, bisogna fa crescere la produttivita'”, loro (a sinistra, ndr) capivano “il problema è la produttività che non cresce da 15 anni, bisogna spremere i lavoratori.”

Da leggere su noiseFromAmeriKa : La produttività: un esempio..

FIEG si lamenta di Google ma i giornalisti dimenticano la sintassi

Se poi uno si chiede perché i giornali non li vuole comprare più nessuno, leggete qui sotto cosa scrive il Corriere online e ditemi voi se ci capite qualcosa:

Il colosso del web si impegna anche a comunicare «attraverso l’interfaccia della rete AdSense (il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario) disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online», ovvero il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario.

Evidentemente è andato male il copia-incolla, ma nessuno ha riletto. La FIEG se la prende con Google, mentre dovrebbe pensare ad innovare e dare prodotti di qualità. Invece ci tocca sorbire il solito pianto greco della tassa sulle locomotive elettriche.

L’Antitrust detta le regole a Google – Corriere della Sera.