Come una tassa sulle locomotive elettriche

Leggo sul corriere il pianto greco degli editori italiani tramite il suo presidente Malinconico (dei tempi passati? –nomen omen), i quali non sanno come fronteggiare il cambio di scenario imposto dalle nuove tecnologie. Sono rimasti a guardare mentre Internet arrivava e si mangiava lettori e con questi si spostava online la pubblicità. Mentre a occidente dell’Italia si sta sperimentando modelli di business alternativi, i nostri non sanno far altro che lamentarsi o attaccare i concorrenti.

«non solo non è intervenuto per attenuare gli effetti di una congiuntura difficile e per allentare quei nodi strutturali che soffocano il settore, ma ha operato in senso contrario con la soppressione delle tariffe postali agevolate».

Capito? Il problema sono le tariffe postali, la carta! Mi viene un nervoso a sapere che i cittadini stavano pagando per un contratto tra privati, tra un editore e il suo abbonato! Ma negoziatevi le tariffe migliori tra voi, senza far pagare alla nazione.  La parte migliore però viene dalla soluzione proposta dalla FIEG:

una mini tassa per chi si connette a internet e usa i contenuti editoriali online, come misura transitoria per consentire all’editoria di far fronte alla crisi

Ridere o piangere? Come se il mancato rinnovamento degli editori a fronte del ricambio tecnologico sia colpa dei cittadini e per questo devono pagare affinché il dinosauro sopravviva un po’ più a lungo? Quando arrivarono le locomotive elettriche, i produttori di locomotive e gli estrattori di carbone probabilmente hanno fatto lo stesso pianto greco; ma le locomotive a carbone sono solo una curiosità per appassionati.

Whitehouse.gov contributes to Drupal.org

I’m amazed by the cultural vitality of the US free software scene. I have realized  listening the keynotes of Tim O’Reilly yesterday and today’s about eGov at DrupalCon 2010 in San Francisco that Italian scene lacks the same vitality (while still placing worldwide leaders on top of big project). I have the impression that 20 years of lack of innovation are starting to take a hit over the most innovative crowd of the country. Free and Open Source is all about innovation, imagining the future that is not there yet: if the future is the same for 20 years there is little to imagine further.

Meanwhile, on the other side of the ocean the WhiteHouse.gov released Open Source Code and I was there to hear the announcement. Well done for Drupal, congratulations to the free software community as a whole.

La matematica non è un’opinione: non sono un milione

Neanche se ammettiamo che possano stare stipate 4 persone per metro quadro si può immaginare che ci siano 1 milione di persone in piazza.

piazza s. giovanni 120x120m (stima per eccesso)

Pur ammettendo che la piazza sia lunga 120m e larga altrettanto (ho fatto la stima in fretta con Google Maps e GIMP) sarebbe 14400 metri quadri. Pur ammettendo che ci stiano 4 persone stipate per metro quadro, l’occupazione massima di piazza S. Giovanni, guardando pure le foto della manifestazione sarebbe 57.600 persone. Vogliamo raddoppiarle per essere buoni? Tripliciamole pure, giacchè ci siamo. Ma un milione?

Un milione di cazzate non contraddette dal Corriere

Questo titolo del Corriere è ignobile! Non si può titolare con la dichiarazione visibilmente falsa di un politico. Ovvio che vada citata, ma col contraddittorio, altrimenti passa per verità Dove sta la responsabilità civica dei giornalisti? Amici giornalisti che ne dite?

UPDATE: un amico (anonimo nerd) mi fa notare che:

in una manifestazione c’e’ gente che va e che viene e uno scambio di 20 piazze piene da 50000 persone fa un milione. È altamente improbabile e poco credibile, ma cio’ non toglie che l’argomentazione della dimensione della piazza e’ matematicamente insufficiente per contraddire quella cifra

Mi fa ricordare di quelle barzellette tra fisici, ingegneri e matematici.

Update 2: la piazza e le misure più precise confermano che siamo troppo lontani dal milione per fare titoli così. Giornalisti: dove siete?!?!

Perché fatico a decidere chi votare

Negli ultimi 15 anni ho sempre sentito parlare di tutela del lavoro ma intorno a me vedevo solo 50enni col ‘posto fisso’ e 30enni sempre in cerca. Con gli stipendi dei miei coetanei ridotti a livelli infimi e le prospettive di ricchezzapraticamente annullate, ho maturato un sentimento avverso alle posizioni antiche dei sindacati e di tutta la sinistra italiana. Come si fa a prentedere di mantenere posizioni insostenibili per la società quando ormai si è divisi tra un 20% di super-privilegiati mai-licenziabili e un 80% di poveracci? In un articolo di Lavoce.info si intuisce come lo sciopero di venerdì scorso fosse una manifestazione antica e fuori dalla realtà:

il problema del mercato del lavoro italiano non è nella tutela processuale del lavoratore ma in quella sostanziale. E per tutela sostanziale intendiamo una tutela che si estenda ai periodi di disoccupazione e ai moltissimi lavoratori che oggi non sono affatto tutelati dalle leggi sui licenziamenti.

Peccato che il dibattito politico sia radicalizzato e ridotto a insulti: ci sarebbe tanto da fare. Via Lavoce.info – ARTICOLI – TUTELIAMO IL REDDITO, NON IL POSTO FISSO.

Mi resta il dubbio: ci sono o ci fanno?

Ho ascoltato a tratti (mentre sistemavo le pagine web del Forge di Funambol, ho aggiunto link a tanta nuova documentazione) l’intervento di Paolo Romano al convegno di Capitale Digitale a Montecitorio. Ci sarebbe da scrivere molto, ma non ho la pazienza. Mi ha colpito come al solito certi politici, ignoranti o in mala fede, riportino le cifre sui supposti danni della pirateria con estrema leggerezza. I milioni di miliardi di euro lamentati come persi sono sempre calcolati con l’equazione

1 borsetta tarocca comprata al mercatino nero == 1 borsetta originale non venduta

Come pure fa Microsoft e tutti gli altri.  Ricordiamoci tutti di chiedere sempre a chi sventola queste cifre di spiegare come le calcola, altrimenti si dà per scontanto che siano vere.

Romano ha fatto un’affermazione simile parlando dei video più visti su YouTube dicendo che riguardano il Grande Fratello e le partite del giorno dopo. La teoria che ha voluto far passare è che YouTube è una piattaforma di video-on-demand, quindi Google sottrae abbonati a Sky e al digitale terrestre. Ancora quindi l’equazione: se guardi i video del GF su YouTube vuol dire che compreresti un abbonamento per guardarlo in tv! Ma su! La maggior parte guardano quei video per vedere quello che i giornali riportano (per esempio, per vedere le immagini del bacio lesbico che fece notiza :)) e per commentare i gol, come al bar. Se le televisioni sapessero usare Internet non staremmo a parlarne. Non si possono certo contare queste cose come mancate vendite di abbonamenti a sky… Mi resta sempre il dubbio ascoltando certi politici: ma ci sono o ci fanno?

Un modo per risolvere il pasticcio elezioni e andare avanti

Nessuno è infallibile, quindi bisogna aspettarsi sbagli ed errori. L’importante non è non sbagliare, ma  ammettere lo sbaglio, chiedere scusa se si è danneggiato qualcuno o qualcosa e correggere i propri comportamenti in modo da non ripetere l’errore. Di errori in questa bagarre elettorale ne han fatti molti. Mi sono divertito a scrivere una lettera di scuse da parte dei partiti che sono arrivati tardi in tribunale. Secondo me, se gli italiani sentissero l’ammissione dello sbaglio, le scuse e la promessa di non ripetere più l’errore potremmo finire qui la questione e andare avanti. Che ne pensate?

carissimi concittadini

abbiamo creato un pasticcio presentando le liste elettorali all’ultimo minuto. Nonostante sapessimo che la scadenza dei termini fosse vicina, abbiamo sottovalutato la complessità dello sforzo e abbiamo rischiato di danneggiare l’esercizio democratico del diritto di voto a milioni di cittadini. Gli organi del partito sono stati maldestri e ci scusiamo per questo. La nostra leggerezza ha costretto il governo a redarre un provvedimento d’urgenza e a far intervenire il Presidente della Repubblica in una questione che è solo frutto della nostra imprecisione. Ce ne dispiace.

Ci scusiamo con tutti gli italiani per aver dovuto far ricorso al decreto legge, ci scusiamo per aver dovuto cambiare le regole di accesso alle elezioni. Sappiate che l’abbiamo fatto solo per non privare ad una larga fetta di cittadini il diritto di votare per il loro partito.

Abbiamo imparato la lezione e promettiamo di non ridurci mai più a consegnare le liste l’ultimo giorno all’ultima ora possibile.

Vogliamo anche scusarci con gli italiani che ogni giorno si scontrano con la burocrazia inflessibile: promettiamo che nel prosieguo della legislatura lavoreremo per rendere automatici, snelli e semplici i procedimenti burocratici, continuando l’opera iniziata dalla legge Bassanini.

Con l’augurio che l’Italia possa andare al voto iniziando al più presto a parlare di programmi, porgiamo distinti saluti.

Per fortuna il Presidente mantiene il senno

Il Presidente Napolitano non solo risponde ai cittadini ma lo fa con sennno. Scrive il Presidente:

Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia.[…]

Ovviamente sarebbe stato meglio trovare un accordo, ma una sola è stata la soluzione proposta:

Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità.

Quindi la maggioranza ha portato una proposta, invece:

Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.

Ora mi piacerebbe che maggioranza e opposizione mettessero da parte questo pasticcio e si vada al voto parlando di proposte per risolvere i mali del Paese. Ma ormai non ho speranze.

via Quirinale.

Orripilato, schifato, completamente sfatto

Si sta solo perdendo tempo su battaglie perse e, peggio, inutili. Mentre Bersani dice che bisogna vincere sul campo e non a tavolino, tutta l’opposizione sta preparando una manifestazione di protesta contro sto decretino (l’unica soluzione possibile ad un pasticcio). Allora vogliono solo vincere a tavolino?

Così si perderanno altre occasioni per affrontare i problemi veri dell’Italia. Per esempio, qualcuno che risponda al prof. Attardi si trova?

La sottile voglia di regime che attanaglia l’Italia

Leggendo i vari commenti degli editorialisti italiani sulla sentenza contro Google colgo solo una gran voglia di regime. Non ho letto da nessuna parte che i ragazzini che hanno pubblicato i video ignobili sono già stati puniti e chissà se hanno imparato la lezione (suggerimento per un servizio da fare). Però tutti i difensori della sentenza invece si accaniscono a chiedere regole! Internet non può essere un far west. Bisogna prendersi la responsabilità di ciò che si dice. Ma si dimenticano che ce ne sono già abbastanza di regole in questo paese e non passa giorno senza una nuova proposta di legge?

Non ho più pazienza per provare a spiegare perché questa sentenza è indifendibile (e comunque lo stanno facendo tanti e molto bene). Ai vogliosi di regime mi vien voglia di rispondere con le incomprensibili parole dell’immortale Pasquale Ametrano: