Un ponte per la Silicon Valley

Riporto un’iniziativa segnalata da Roberto Galoppini per imprenditori italiani che vogliano presentare idee ad un gruppo di dirigenti esperti e potenziali investitori.

Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol, è presente nel comitato selezionatore quindi mi aspetto che anche le iniziative FLOSS saranno ben accette. La scadenza per presentare i progetti è il 20 Dicembre: è ora di spolverare il sogno nel cassetto.

Italian Startups: a Bridge to Silicon Valley | Commercial Open Source Software

“Mind the Bridge” is an opportunity for Italian entrepreneurs to present their ideas to a core group of experienced executives and potential investors in the Silicon Valley.

Open Source? Microsoft’s split personality

I’m not sure that Bill Hilf’s declarations about Microsoft’s Open Source strategy give a complete picture of the corporate strategy in the near future to compete in a sector that radically changed since Windows came to light in the ’90s. I think that Microsoft is being disrupted and will have to split and go on two different paths. One will continue developing its flagship products (Windows and Office) the usual way. This path is the one that Ballmer and Mundie follow, I’d call it ‘Classic Microsoft’. We all know Classic Microsoft and I agree with Shaun Connoly’s (JBoss/RedHat employee) and Savio Rodrigues regarding its Open Source Strategy:

Microsoft has no plans on flipping any of its flagship products to open source. Period. […]
Microsoft will aggressively fight/compete with products (open source or closed source) that pose a threat to its core products.

It makes perfect business sense. The main problem with this path is that it can’t last forever as it’s being disrupted. A symptom is that Microsoft’s revenues grow slower than competing products: Microsoft growth is stable around 7%-8%, while Google sports two-digits growth and Apple almost goes off scale. Plus there are many signals of decreasing licensing costs under pressure from FLOSS (see Gartner’s report, for example).

Microsoft’s other path is far more exciting and it revolves around a main transition set to happen on July 2008. Microsoft Chief Software Architect (Bill Gates) has quit and has already appointed the successor, the visionary Ray Ozzie. Where is he and what is he doing down there? I couldn’t find many public sign of his activities after his last post on his blog. I heard rumors from Seattle that he is working silently with his group, waiting for gates to open and run free (bad pun 🙂 ). Fortune reports that “Ozzie’s assignment is to Webify everything” at Microsoft.

My guess is that Ozzie will lead Microsoft on the second path, the Disrupting Microsoft. On this path only speculations apply, but I bet that Disrupting Microsoft will be different: with a different strategy and a different approach to open source and the web revolutions than the one we are used to from Classic Microsoft. The Disrupting Microsoft will have to slowly take over Windows and Office, when they will be too tired (or expired) to sustain Microsoft’s hunger for revenues.

Realizing that Microsoft is being disrupted, Microsoft itself is creating its own subsidiary that will follow the disruption to eventually cannibalize Classic Microsoft (something Adobe should consider doing too). Bets are accepted, Ozzie will emerge from the salt mines next summer and we’ll see.

Ritorno dal convegno “Open Source come modello di business”

Ieri ho partecipato alla tavola rotonda dopo il convegno Open Source come modello di business da cui sono rientrato poco impressionato: mi sembrava tutto troppo 1.0, già  visto. Non mi hanno impressionato le ricerche presentate da un dottorando di ingegneria, I modelli manageriali dei progetti Open Source e Qualità  e costi del software Open Source. Non so perché, ma davo per scontato che fossero noti i lavori di Rossi e Bonaccorsi (2002), Daffara (COSPA, FLOSSMETRICS), IDABC, UNU-Merit, ecc che “Open Source” non è legato ad un solo modo (distribuito) di sviluppare software, che i repository di SourceForge contengono pochi progetti attivi ed economicamente significativi, che la qualità  del codice è mediamente alta (ma che non ci sono termini di paragone con la qualità  del codice proprietario, essendo questo invisibile) e altro … Pensavo di sentire qualcosa di nuovo almeno dagli USA, invece il professor Anthony I. Wasserman (Executive Director of the Center for Open Source Investigation, Carnegie Mellon West) si è limitato ad un’introduzione generica al tema. Interessante l’intervento di Massimiliano Magi Spinetti di ABI Lab, sui risultati dell’analisi domanda e offerta nel settore bancario. È stato un convegno introduttivo al tema, speriamo che la Fondazione Politecnico ne organizzi presto una nuova edizione con nuovi contenuti. Evidentemente c’è ancora molta comunicazione da fare.

Nel mio breve intervento alla tavola rotonda ho provato a spiegare che il Software Libero o Open Source non è un settore distaccato, non è un mercato diverso. Il settore è lo stesso, quello dello sviluppo software e le regole del business rimangono tutte valide. La differenza la fanno solo le licenze, gli strumenti legali che concedono diritti di uso, studio, modifica e distribuzione ai clienti. Punto. Open Source non è un modello di business ma è una leva strategica a disposizione del management, sia di chi compra che di vende software o servizi. E ho aggiunto che è una leva imprescindibile: nel settore è in atto una disruption, uno sconvolgimento degli equilibri stabiliti destinato a buttare fuori dal mercato tutti gli incumbent (e i fallimenti di Silicon Graphics e SCO o le nuove strategie di IBM e Sun lo dimostrano). Un caso da manuale di innovazione radicale con cui tutti gli attori, domanda e offerta, devono confrontarsi senza esclusione.

Disruptive technology

Per questo alla domanda “cosa possono fare le aziende italiane? L’Open Source può aiutarle?” non potevo che far notare che il FLOSS va valutato obbligatoriamente anche per le aziende italiane, se vogliono sperare di continuare ad esistere. D’accordo con il prof. Fuggetta: molte opportunità  esistono nei sistemi embedded, tutti i sistemi di automazione meccanica, automotive, negli elettrodomestici. Solo con il FLOSS si può sperare di restare sulla curva dell’innovazione e mantenere la speranza di non essere buttati fuori dal mercato.

Update: Andrea Genovese su 7thfloor dà  una visione più ampia del convegno in generale.