The sad state of free software collaboration tools

My post yesterday sparked a little conversation on G+. The content of that conversation reminded me that free software collaboration tools are in a very poor state. Email clients for Linux (well, also on Mac OS X and Windows) suck badly, address book managers are awfully ancient, voice/video chat systems compare poorly to proprietary alternatives (technically, not just because none of our friends use them).  Some fellows of FSFE recently tried to hunt for Skype alternatives. The published results are depressing.

It’s a hard to solve. Hopefully we can put behind the quest for the ‘perfect desktop’ and start building tools for the free digital citizens again.

Another Lessig Presentation Silenced By Automatic Stupidity

To embed laws into the architecture is the stupidest thing the humanity is doing. How come nobody is lobbying Congress to build cars whose engine has been built not to exceed speed limit? Because everybody would think it’s just a stupid idea. Nonetheless Google is accepting to build automatic filters in YouTube that censor videos, even when no copyright is infringed. Architecture should not, never, embed law: we built our society on separation of powers, lets stick to the principles.

We live in a country that is supposed to cherish free speech, not stifle it in case it harms the business model of a company. We live in a country that is supposed to encourage the free expression of ideas — not lock it up and take it down because one company doesn’t know how to adapt its business model. We should never be silencing videos because they might infringe on copyright.

via Bogus Copyright Claim Silences Yet Another Larry Lessig YouTube Presentation | Techdirt.

http://blip.tv/play/lG2Byc8xAg

Condannate Google (e l’Italia con essa)

Leggo con raccapriccio sul Corriere di oggi la felicità di Massimo Mucchetti nel chiedere che Google venga condannata dai giudici di Milano con (cito):

una sentenza che potrebbe […] costringere il re della rete, Google, a correggere il suo modello di business aperto e, oggi, irresponsabile.

per la vicenda del video con protagonisti dei piccoli delinquenti che inveiscono su un giovane handicappato a scuola. Mucchetti ragiona pensando alla legge italiana e sostiene che Google Video è come un qualsiasi giornale, tv o anche in un sito web registrato al tribunale. Per questi la responsabilità di ciò che è pubblicato è in capo sia all’autore che all’editore. Secondo Mucchetti Google è l’editore di YouTube e Google Video e dovrebbe essere co-responsabile, verificando e filtrando tutti i video pubblicati: ci guadagnerà meno ma, dice Mucchetti, pazienza.

Chiedere la condanna di Google per questa vicenda mi pare davvero il classico spararsi su un piede, per tutto il paese.  Secondo Mucchetti  i responsabili di Google dovrebbero andare in galera per aver messo a disposizione uno spazio libero su cui chiunque può esprimersi? Uno spazio che ha un pubblico ampio, senza rischi di censure preventive e senza riempire carte bollate per registrarsi ad un inutile tribunale? Vogliamo condannare Google per aver immaginato un’Italia in cui ognuno si prende la sua responsabilità personale per ciò che dice?

Io a questo gioco non voglio partecipare. In questo paese gli spazi liberi dove esprimersi sono ogni giorno ridotti e le responsabilità personali sono sempre scansate: la colpa è sempre di altri, della società, della chiesa, della mancanza di valori, delle famiglie, della scuola … Non di quegli stupidi studenti (che, peraltro, sono già stati puniti). Da noi ci sono altre regole, figlie dell’impostazione fascista che impone il controllo del tribunale e del governo a tutta la stampa, internet inclusa. Se la legge porta a una condanna di Google, la legge è da cambiare.

Nell’Italia delle manifestazioni a favore della libertà di stampa, l’Italia dei monopoli televisivi, delle migliaia di restrizioni alla libertà personale mi tocca guardare attonito al sorgere del tifo affinché venga limitato uno dei pochi spazi liberi con un pubblico ampio rimasto in Italia. Siamo proprio un paese di masochisti.

Nokia contro il W3C, scontro sui brevetti software

Ho l’impressione che Stephan Wenger di Nokia voglia dare una spallata al WorldWideWeb Consortium (W3C) impegnato nella definizione del prossimo standard HTML5. Teniamo a mente che tra tutti gli enti di standardizzazione, W3C è l’unico a prevedere in una policy esplicita che eventuali brevetti negli standard devono essere rilasciati dai titolari con licenze royalty-free e perpetue.

Il paper segnalatomi dal prof. Fuggetta mi sembra quasi un colpo di rovescio per aggirare questa policy anti-brevetti, dato che Nokia è una di quelle pochissime aziende europee favorevoli ai brevetti sul software. Fa bene invece il W3C a resistere a questo ennesimo attacco della lobby pro-brevetti. Certo OGG Theora non è il formato tecnicamente migliore, la gestione del formato è criticabile, ma è il migliore disponibile. Mi auguro che questo confronto con il W3C serva a far discutere ancora sulle idiozie dei brevetti sugli algoritmi MPEG.

Se ne parla su vari blog e anche sul forum del palmare (parzialmente basato su software libero) Nokia. È possibile seguire la discussione nella mailing list pubblica del W3C.