Google extends copyright with YouTube Store

Copyright is a set of exclusive rights granted to the author or creator of an original work, including the right to copy, distribute and adapt the work (Wikipedia). Google is adding a new right: the right to exclude you from configuring your device the way you want.

Google is excluding jailbroken (rooted) Android phones from accessing the pay-per-view YouTube channel, you won’t be able to play the streamed file on your own device.

Google – the vendor – and the studios – the rights holders – are using copyright to control something much more profound than mere copying. In this version of copyright, making a movie gives you the right to specify what kind of device can play the movie back, and how that device must be configured.

via Cory Doctorow Google’s YouTube policy for Android users is copyright extremism

Mi resta il dubbio: ci sono o ci fanno?

Ho ascoltato a tratti (mentre sistemavo le pagine web del Forge di Funambol, ho aggiunto link a tanta nuova documentazione) l’intervento di Paolo Romano al convegno di Capitale Digitale a Montecitorio. Ci sarebbe da scrivere molto, ma non ho la pazienza. Mi ha colpito come al solito certi politici, ignoranti o in mala fede, riportino le cifre sui supposti danni della pirateria con estrema leggerezza. I milioni di miliardi di euro lamentati come persi sono sempre calcolati con l’equazione

1 borsetta tarocca comprata al mercatino nero == 1 borsetta originale non venduta

Come pure fa Microsoft e tutti gli altri.  Ricordiamoci tutti di chiedere sempre a chi sventola queste cifre di spiegare come le calcola, altrimenti si dà per scontanto che siano vere.

Romano ha fatto un’affermazione simile parlando dei video più visti su YouTube dicendo che riguardano il Grande Fratello e le partite del giorno dopo. La teoria che ha voluto far passare è che YouTube è una piattaforma di video-on-demand, quindi Google sottrae abbonati a Sky e al digitale terrestre. Ancora quindi l’equazione: se guardi i video del GF su YouTube vuol dire che compreresti un abbonamento per guardarlo in tv! Ma su! La maggior parte guardano quei video per vedere quello che i giornali riportano (per esempio, per vedere le immagini del bacio lesbico che fece notiza :)) e per commentare i gol, come al bar. Se le televisioni sapessero usare Internet non staremmo a parlarne. Non si possono certo contare queste cose come mancate vendite di abbonamenti a sky… Mi resta sempre il dubbio ascoltando certi politici: ma ci sono o ci fanno?

Condannate Google (e l’Italia con essa)

Leggo con raccapriccio sul Corriere di oggi la felicità di Massimo Mucchetti nel chiedere che Google venga condannata dai giudici di Milano con (cito):

una sentenza che potrebbe […] costringere il re della rete, Google, a correggere il suo modello di business aperto e, oggi, irresponsabile.

per la vicenda del video con protagonisti dei piccoli delinquenti che inveiscono su un giovane handicappato a scuola. Mucchetti ragiona pensando alla legge italiana e sostiene che Google Video è come un qualsiasi giornale, tv o anche in un sito web registrato al tribunale. Per questi la responsabilità di ciò che è pubblicato è in capo sia all’autore che all’editore. Secondo Mucchetti Google è l’editore di YouTube e Google Video e dovrebbe essere co-responsabile, verificando e filtrando tutti i video pubblicati: ci guadagnerà meno ma, dice Mucchetti, pazienza.

Chiedere la condanna di Google per questa vicenda mi pare davvero il classico spararsi su un piede, per tutto il paese.  Secondo Mucchetti  i responsabili di Google dovrebbero andare in galera per aver messo a disposizione uno spazio libero su cui chiunque può esprimersi? Uno spazio che ha un pubblico ampio, senza rischi di censure preventive e senza riempire carte bollate per registrarsi ad un inutile tribunale? Vogliamo condannare Google per aver immaginato un’Italia in cui ognuno si prende la sua responsabilità personale per ciò che dice?

Io a questo gioco non voglio partecipare. In questo paese gli spazi liberi dove esprimersi sono ogni giorno ridotti e le responsabilità personali sono sempre scansate: la colpa è sempre di altri, della società, della chiesa, della mancanza di valori, delle famiglie, della scuola … Non di quegli stupidi studenti (che, peraltro, sono già stati puniti). Da noi ci sono altre regole, figlie dell’impostazione fascista che impone il controllo del tribunale e del governo a tutta la stampa, internet inclusa. Se la legge porta a una condanna di Google, la legge è da cambiare.

Nell’Italia delle manifestazioni a favore della libertà di stampa, l’Italia dei monopoli televisivi, delle migliaia di restrizioni alla libertà personale mi tocca guardare attonito al sorgere del tifo affinché venga limitato uno dei pochi spazi liberi con un pubblico ampio rimasto in Italia. Siamo proprio un paese di masochisti.